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mercoledì 4 dicembre 2013

QUANTO ODIO (SU) FACEBOOK

A metà tra un passatempo/gioco - come spesso accade dalle parti del vostro social network preferito - e la curiosità di ca(r)pire e sapere si colloca l'ennesima app che si interfaccia con Facebook (traendo chissà quali dati, ma questa è un'altra storia). Curiosi di sapere chi non vi sopporta proprio e ha accettato la vostra amicizia solo per non fare una brutta figura o perché in-fondo-che-male-c'è? Bene, a tutto c'è un'app, e questo caso non rappresenta la classica eccezione alla regola. L'applicazione si chiama Hate With Friends e di fatto vi permette la possibilità di scegliere, all'interno della vostra lista amici, quelli che vorreste eliminare perché non sopportate, perché non sapete in realtà chi siano o perché...per vari motivi, insomma. La lista "nera" rimane lì e l'applicazione promette di non rivelare la vostra odiosa intenzione: nel momento in cui l'odiato amico compie la stessa azione selezionando il vostro profilo, l'inimicizia è bella che pronta per essere consumata e una notifica ai fratelli coltelli stabilisce l'odio corrisposto e (ap)palesato. Magari vi torna utile: prendetevi un app...punto.

venerdì 20 settembre 2013

UN PRESTITO? NON CRED(IT)O PROPRIO...

Recita l'antico detto: chi trova un amico trova un tesoro.... ai tempi dei social network, tuttavia, può esser vero il contrario. L'economia mondiale ha imboccato una buia e stretta via; si è alle strette, e anche la cosiddetta stretta del credito non conosce ormai più confini; bisogna stringer la cinghia, e le banche non sono da meno. Dimenticate la filosofia che contraddistingueva gli istituti di credito fino a qualche anno fa: prima di concedere un prestito o un mutuo, le banche vogliono sapere tutto di voi e pretendono un bel po' di garanzie prima di allargare i cordoni della borsa. Questa ricerca di rassicurazioni economiche, tuttavia, travalica anche i normali confini della vita "normale" e sfocia dritta dritta su bacheche e dintorni: sempre più spesso, infatti, gli istituti bancari (statunitensi, per ora) scandagliano persino la lista degli amici dell'aspirante beneficiario della somma alla ricerca di profili "sospetti" e poco affidabili dal punto di vista finanziario. Insomma, se tra i vostri amici figura qualche pignorato, insolvente, ipotecato o cattivo pagatore rischiate di vedere letteralmente volare via la possibilità di ricevere un sostegno economico per una qualsivoglia attività. Considerata la facilità con cui al giorno d'oggi si includono le persone nella propria cerchia virtuale di conoscenze, il rischio di ricevere un niet dalla banca è piuttosto altino. I soldi arriverebbero solo dopo una accurata selezione: insomma, il credito arriva solo a tempo debito.


venerdì 5 luglio 2013

ABITU...DIARIO

Corriere.it pubblica una lista di 24 abitudini perse o trasformate grazie ai (o per colpa dei) social network, Facebook in testa (e anche un po' Twitter, come recita la descrizione dell'articolo). Probabilmente ci si ritrova un po' tutti in questa lista, non foss'altro perché i più hanno sempre detestato l'obbligatoria sessione di visione foto della vacanza delle proprie zie (abitudine 1) o perché ai più davvero non interessa nulla del cibo preparato da questo o quell'amico, ché tanto è solo un'immagine (10). E se già il vecchio SMS ha sotterrato la pratica della chiamata d'auguri (12), d'altra parte i social hanno dato a tutti - ma proprio a tutti (21) la possibilità di manifestare la propria opinione, anche se questa è poco fondata su principi scientifici (23): per fortuna, va aggiunto che spesso sui social (Twitter e Youtube su tutti, vien da dire) si trovano commenti di persone senza identità precisa - e forse è proprio questo il bello - di una genialità disarmante (24). C'è però un'abitudine abbastanza particolare che forse fa capire davvero come sia cambiato il modo di fare e ricevere informazione nel giro di pochissimi anni: quella di affidarsi a Facebook, e in particolare al flusso di notizie riportate dagli amici, per aggiornarsi sugli eventi di attualità. Una volta (14) tutto passava dai siti web tradizionali di testate giornalistiche, agenzie di stampa, blog specializzati in questo o quel settore, e sui siti ci si finiva per davvero: adesso pare che la tendenza sia quella "accontentarsi" delle condivisioni altrui, e molto spesso provenienti dalla sola pagina social di un sito. Forse è anche per questo che Facebook stia pensando ad un'applicazione specifica per le notizie (quanto imparziale non si sa, visto che Mr. Facebook ha comunque palesato una certa tendenza ideologica). Insomma, "vecchia" informazione digitale o "nuovo" feed da bacheca? Il popolo della Rete si (con)divide.

venerdì 25 gennaio 2013

IL CAPO COSPARSO (DI INSULTI)

Lavoro e social network, un binomio di gioie e (molti) dolori. Vero, tra le nuove professioni si stanno affermando gli espertoni dei nuovi media, dunque persone che lavorano mattina e sera con Facebook e dintorni: è tuttavia vero che molto spesso passare del tempo su queste piattaforme fa un po' a pugni con la produttività in ufficio. E non è tutto: spesso nella foga del momento ci si lascia andare a considerazioni un po' sopra le righe nei confronti dei propri superiori, non ricordando che il boss è stato aggiunto nella lista amici o essendo consapevoli che comunque prima o poi venga a sapere della cosa (anche i muri dell'ufficio ascoltano e parlano, si sa). E' già successo, succede tutt'oggi, succederà ancora, statene certi. O forse no: negli Stati Uniti l'organismo statale di controllo delle relazioni industriali ha stabilito che i lavoratori, in veste di utenti (soprattutto sul vostro social network preferito) possono liberamente esprimere la propria opinione, anche se l'oggetto delle critiche (eufemismo) è il proprio datore di lavoro. E' proprio vero: the land of the free and the home of the brave, visto che nonostante la decisione ci vuol comunque fegato a "sfidare" il capo, ossia colui il quale spesso e volentieri ha il coltello dalla parte del manico. E se un giorno ci si ritrova davanti una lettera di licenziamento per giusta (altra) causa? Il sospetto che comunque abbia rovistato tra i vostri post è legittimo, in barba alle presunte tutele per i lavoratori. Ancora una volta, forse, l'unica garanzia è il buon senso degli utenti.

martedì 15 gennaio 2013

DIFFAMA? NON M'AMA...

Pensate alle parole che colleghereste al termine Internet per associazione di idee: cosa vi verrebbe in mente? La scelta è ampia, e ognuno - in base alla propria esperienza e rapporto con la Rete - avrebbe la sua lista. Ma non dimentichiamoci della parola insulti. Già, perché praticamente da quando esiste il Web quella che si può definire l'arte dell'insulto verso terzi è un filo rosso che collega blog, forum e social network. Anzi, soprattutto social network. E' indubbio che dietro uno schermo ci si possa sentire differenti, o anche solo "tutelati" da (semi)anonimato e/o assenza fisica con l'altrui parte: facile allora capire che quel che non si direbbe mai in presenza di qualcuno/a sia molto più facile da digitare su una bacheca o post, senza pensare (o ignorando, in moltissimi casi) le conseguenze anche penali nella vita vera. Sulla "logica" dell'ingiuria digitale si è già discusso (si trova qualcosina qui, qui, qui, ma l'elenco è anche più lungo) e d'altronde non può essere altrimenti, visto che di casi del genere si potrebbe scrivere (più di) un esempio al giorno. Evidentemente la misura è però colma, visto che è arrivata una sentenza del tribunale di Livorno che equipara la diffamazione a mezzo Facebook (solo a mezzo Facebook o è la abituale superficialità delle notizie?) ad una più "classica" a mezzo stampa, dunque penalmente perseguibile. Insomma, non ci sarà più distinzione tra il carattere di gutenberghiana memoria e quello zuckerberghiano, tanto per intenderci. Haters di tutto il mondo, tremate: anzi, quasi quasi chi dovrà preoccuparsi della possibile, potenzialmente infinita mole di lavoro che incombe sono proprio gli organi di Giustizia...

lunedì 3 dicembre 2012

LE PAROLE SONO IMPORTANTI*

Come ogni anno giunge dicembre (ma potrebbe essere l'ultimo, anzi forse no) e si cominciano a tirare le somme dell'anno che sta per essere archiviato. Anche i grandi gestori del sapere digitale non sono da meno, ed è ormai consuetudine che i grandi motori di ricerca ci delizino con la lista dei termini più cercati sui loro oracoli. In realtà è abbastanza affascinante scoprire e confrontare il modo in cui cambia la ricerca e il modo di ricercare da parte degli utenti, perché i grandi temi (e le relative ricerche) cambiano di anno in anno, a seconda di questo o quell'evento. Certo, non sorprende vedere ancora una volta (fonte: Yahoo!) che Facebook sia ancora in cima alle parole più cercate, e a distanza di tre anni il trend sembra non scemare. A mente fredda, tuttavia, sorprende un pochino vedere sempre quella parola in cima: perché la gente cerca la parola Facebook (e Twitter)? Per accedervi? E i preferiti esisterebbero solo per fare presenza? Gli altri termini hanno un senso perché sono più "dinamici" (cioè possono essere ricercati più volte ottenendo risultati diversi) o fanno riferimento a persone o cose che nel corso dell'anno si sono distinte per particolari situazioni: perché il meteo cambia ogni giorno, l'oroscopo (se ci credete) pure, i programmi tv sono sempre diversi (hmm, più o meno), la politica nel bene e nel male si alimenta di personaggi rappresentativi della situazione attuale (oddio, ci sarebbero anche vicende extra-politiche, ma credo sia - a ben donde - più una ricerca relativa alla sezione immagini), perché - ahimè - cercare notizie drammatiche talvolta è inevitabile, perché un computer in fondo sa calcolare meglio di noi, perché gli oggetti indispensabili sono desiderati a tutti i costi (è proprio il caso di dirlo). Ma perché si cerca il vostro social network preferito pur sapendo benissimo dove si trova? Misteri della Rete, misteri ricorrenti di ogni fine d'anno.

Ps. *

giovedì 1 novembre 2012

I NEED (FIVE) DOLLAR(S)*

Cosa siete, siamo in realtà sulla Rete? Entità più o meno riconoscibili, ma soprattutto siete, siamo una valanga di dati. E i dati parlano, anzi, valgono. Basta accumularli e si ottiene un valore pari ad un tot al chilo, dipende da come si possono interconnettere queste sequenze ragionate di byte. Che i vostri profili abbiano un valore in virtù di tutte le cose che si scrivono, scelgono & gradiscono è indubbio, ed è anche quasi scontato che vi sia un mercato molto appetito da aziende che considerano questi dati una linfa vitale per le loro attività. Succede anche che gli utenti stessi del vostro social network preferito possano acquistare utenti per rimpinguare la propria lista degli amici: succede anche che il mercato (come tutti i mercati) preveda una sua componente "alternativa" che fa uso di canali paralleli e non completamente legali per lo smercio di nomi, cognomi e preferenze. Già oltre due anni fa era stata segnalata una compravendita di (tanti) profili ad un prezzo piccolo piccolo: a distanza di tempo la storia si ripropone, alla faccia della presunta sicurezza dei vostri dati millantata da FB. Cinque dollari: non basta un esborso di chissà quale cifra per accaparrarsi oltre un milione di profili vitali per attività di marketing (molto) profilate. La transazione (che per ovvie ragioni doveva rimanere segreta ma si sa, con gli scambi digitali tutto è possibile) è avvenuta tra un sito di fornitura di "servizi digitali" e un hacker che ha raccolto identità e email anche di utenti che hanno settato le proprie impostazioni di condivisione e privacy. Insomma, non c'è più scampo di questo passo. Interessanti anche le possibili alternative per provare a sfuggire a questa mattanza, o quantomeno per provare a valere poco più di qualche centesimo. Le istituzioni continuano spesso ad insistere (spesso invano) sul controllo accurato dei propri dati, nonché sull'acquisizione di un senso della cultura digitale: alla luce delle cose che si sentono è virtù, quest'ultima, sempre più rara, e con un valore che ormai non ha più mercato.

PS. *

giovedì 11 ottobre 2012

WON'T WANT IT

Autunno: la stagione perfetta per introdurre novità in campo tecnologico. Il perché è presto detto: perché si "torna a scuola" dopo la pausa estiva (la scuola non è un caso: in genere è proprio quello dei teenager il mercato più remunerativo per i prodotti di mas...ehm, irrinunciabili), perché la mania da regalo natalizio si sta avvicinando, perché comincia a far freddo e la gente è più propensa all'acquisto di tecnologia domestica, e via discorrendo. Facebook non fa eccezione, e sta infatti introducendo alcune nuove funzionalità per i propri affezionati utenti. Nell'evidente ottica della massimizzazione dei profitti attraverso la pubblicità e la vendita di prodotti, il tanto amato pulsante Like avrà presto alcuni "cugini": già qualche tempo fa era stata paventata la possibilità di introdurre alcuni pulsanti in grado di mostrare pubblicamente molte attività riconducibili alla diffusione di prodotti commerciali, ma ora è ufficiale la sperimentazione del pulsante Want, ossia un modo palese per dire al mondo e ai vostri amici che desiderate tanto questo o quell'oggetto. Considerata anche la funzionalità introdotta attraverso Facebook Gifts, direi che basta fare due più due per capire che Facebook sta affondando il colpo decisivo per "uscire" definitivamente dalla sua realtà virtuale per entrare in quella molto reale legata ai consumi. In realtà la funzionalità segue la scia già nota delle liste dei desideri (wishlist) che ormai tutti i siti principali di commercio online adottano da tempo, Amazon in primis. L'esempio citato non è "promozionale" ma è voluto, poiché si tratta di un altro esempio di "sfruttamento" dei dati in possesso del fornitore di servizi (ad esempio, la lista degli acquisti effettuati) per proporre altri oggetti di (quasi) sicuro interesse per gli utenti: in più, queste liste possono essere pubbliche, dunque possono diventare un ottimo metodo per evitare regali indesiderati, ma anche un modo per dire "beh, forza, comprami qualcosa"; insomma, un'imposizione morale bella e buona. E tutto questo altro non è che la trasposizione digitale di ciò che avviene nel mondo reale da tempo attraverso le liste regalo che si aprono per le numerose (troppe?) ricorrenze: utile, sì, ma anche una vera e propria spersonalizzazione del concetto di dare-e-ricevere. Che dire: si vede che la gente vuole questo.

domenica 10 aprile 2011

T-SHIT

Lo ammetto, magari l'intestazione è un po' forte, ma se non gioco con sensi e/o parole non sono contento. Tuttavia, il titolo serve per portare all'attenzione un sito che crea magliette raffiguranti i vostri amatissimi amici del vostro social network preferito. Supershirter - è questo il nome del sito che vi crea l'imperdibile t-shirt - ha un'interfaccia minimale, ma l'effetto pare che sia garantito: con un semplice login al vostro account Facebook, il sistema pescherà dalla vostra lista amici le foto dei vari profili, creando un mosaico di facce che potrete portare sempre con voi. Wow. Io ve lo consiglio caldamente: non solo perché un'applicazione esterna credo che attinga liberamente dai vostri dati (ma questo per molti non pare un grosso problema), ma anche perché, una volta avuta la maglietta, magari vi renderete conto del vostro network non proprio reale e comincerete a fare la conta dicendo ma questo chi *@#ç+ è? E questo? Ma cosa è diventata la mia lista amici?

mercoledì 2 marzo 2011

CANCELLA IL TRIANGOLO

La domanda è: può una notizia del genere meritarsi un titolo e uno spazio del genere? D'accordo che bisogna accontentare il lettore medio, ma a volte si passa il limite. La news, apparsa su Lastampa.it, riguarda uno degli imperdibili eventi che hanno luogo nell'edizione del Grande Fratello, ma riguarda anche Facebook (toh, Grande Fratello e Facebook, che coincidenza): pare ci sia un triangolo amoroso tra due lui e una lei, credo concorrenti del reality. Ma occhio alle espressioni che vengono utilizzate: già il titolo, Szilvia ha cancellato Andrea da FB, è da pura censura: che interesse volete che abbia una notizia del genere? Ma sono i veri dialoghi riportati a far venire i brividi, e fanno capire come il mondo ormai sia "FB-centrico": da ricordare espressioni come Ma come fai a dire che non sapevi che lei stava con me visto che su Facebook c'è scritto che lei è "in relationship with" me? e Non esisti neanche sul Facebook di Szilvia [deduco che dunque per questo motivo una persona non esiste affatto...]. E poi, giusto per dare un tocco di classe al tutto, la vicenda finisce addirittura sul programma Mattino Cinque, durante il quale si apre addirittura una busta a mo' di notaio o atto ufficiale e, sorpresa sorpresa, compare addirittura una stampa della pagina Facebook della signorina e, udite udite, ecco la prova schiacciante: il nome di uno degli amanti non compare nella lista amici. Come ho fatto a vivere senza questa notizia prima d'ora? E come farà a continuare a vivere il povero amante cancellato dal profilo Facebook della sua donna? Che bella l'informazione di qualità in cui si parla delle ossessioni altrui.

venerdì 24 dicembre 2010

IL MERCATO DELL'AMICIZIA

"Fossi un discografico alla guida di un 320, con davanti molta gente farei giusti investimenti"

Se non vi basta una lista infinita di amici con i quali condividere tante belle cose, se non è sufficiente aggiungere contatti a random, evitate altri patemi: comprate gli amici ad un tot al chilo. Il prezzo, come suggerisce una ricerca condotta da Wired e ripresa anche da una testata nazionale come Corriere.it (giusto per invogliare all'acquisto) non è proibitivo: si parte da 18 euro per un "pacchetto" da 1000 sostenitori/amici/conoscenti/fan. Cosa aspettate? Fate o fatevi un regalo di Natale, che ci crediate o no...

Ah, e comunque una cosa molto simile è stata già trattata più di un anno fa. L'ho sempre detto io: le notizie che si ripropongono sono una pura scelta commerciale. Di sto periodo, poi, il cerchio si chiude!

mercoledì 22 dicembre 2010

CHIAMATE UN DOTTORE...ANZI, DIVENTATE AMICI!

L'ho detto più volte in queste pagine: l'ossessione da amicizia porta a "dover" accettare richieste di legame digitale con persone che nella vita reale sono solo componenti del vivere civile, semplici conoscenti, persone di passaggio. Invece un'amicizia su Facebook vivrà fino a che il tuo profilo sarà attivo, perché è sgarbato eliminare le persone dalla propria lista amici, vero? Ne sa evidentemente qualcosa una particolare categoria, quella dei dottori (no, non i laureati semplici, intendo i medici), alle prese con imbarazzanti richieste di amicizia da parte dei propri pazienti. Oh, questi sono studi seri, visto che il Journal of Medical Ethics ha pubblicato i risultati di un'indagine volta a spiegare come il tradizionale rapporto medico-paziente si stia evolvendo verso nuovi comportamenti - non necessariamente positivi - legati proprio a questo eventuale rapporto di amicizia 2.0. Dove si finirà? Ad effettuare diagnosi e a sciogliere prognosi via Facebook? E la prossima categoria da aggiungere agli amici quale sarà, quella degli autisti dell'autobus solo perché ti portano sul luogo di lavoro? E i casellanti autostradali e i macchinisti di treni, dove li volete mettere? Non vorrete far loro un torto...

lunedì 15 novembre 2010

IL PICCOLO SENTIERO

Dimenticate gli studi universitari e i numeri perfetti relativi ai gruppi di amici: ora la parola d'ordine è "minimalismo" (magari fosse davvero così). Repubblica.it pubblica la notizia di un nuovo piccolo e intimo anti-Facebook: si chiama Path, e si propone come un personal network. In che senso personal? Nel senso che la propria lista contatti non può superare le cinquanta unità. Già, dimenticate le migliaia di amici che intasano con le loro utilissime informazioni la vostra bacheca: con Path il network è davvero ristretto. Il sistema è pensato per smartphone e cellulari di ultima generazione, ed è soprattutto mirato alla condivisione di fotografie scattate proprio con i moderni telefoni. Tra le sue peculiarità sicuramente spicca quella di essere davvero ridotto all'osso: niente commenti, niente "mi piace", solo un obiettivo, e cioè quello di condividere ciò che passa attraverso un obiettivo (pun intended). Basta e avanza, no?

martedì 9 novembre 2010

JIMMY IL FENOMENO

No, non il mitico personaggio dei bei film che facevano un tempo...il fenomeno in questione è Jimmy Kimmel, conduttore di un popolare show negli Stati Uniti. In una delle sue ultime puntate, Jimmy ha annunciato ufficialmente il National UnFriend Day (termine ormai di uso comune): come riportano alcune testate nostrane, si tratta di fare "pulizia" tra i propri contatti Facebook, eliminando quelli con i quali non avete in realtà mai scambiato una parola, sia virtuale che reale. Lo so che se tutti seguissero questo consiglio Facebook non avrebbe (quasi) più senso e che tutti ridurrebbero del 90% la propria lista "amici", ma val la pena tentare. Appuntamento fissato per il 17 novembre: provateci a casa.

sabato 6 novembre 2010

I DIECI COMANDAMENTI/3

E sono trenta, conti alla mano. Dopo i primi e i secondi decaloghi sulle regole da rispettare (o provare a rispettare) nei social network, in primis il vostro preferito, il Sun pubblica la terza lista che ci (vi) illumina a proposito delle informazioni da non pubblicare mai su Facebook e dintorni. Cosa non scrivere mai e poi mai? Data e luogo di nascita, cognome di vostra madre da nubile (spesso il dato coincide con le "domande di sicurezza" di molti siti e/o provider di mail), indirizzo di casa, notizie e/o (fastidiosissimi) countdown in materia di vacanze personali, informazioni su brevi spostamenti (altrimenti la gente ne approfitta), foto non appropriate (il vostro capo può sempre spiarvi), informazioni confidenziali (confidenziali su una bacheca semi-pubblica? succede, succede...) numeri di telefono, nomi dei propri bambini. Come dite? Sono nove? Beh, l'ultimo è un consiglio generico, ed è quello di non avere un profilo completamente aperto. Ottimo decalogo, utile in un mondo perfetto: peccato che se tutti rispettassero queste regole Facebook sarebbe già fallito da un pezzo per mancanza di informazioni da prendere e rivendere...

lunedì 25 ottobre 2010

LA DURA LEGGE DELL'AMICIZIA

Avete profuso ogni vostro sforzo per avere una lista amici degna di tal nome? Avete fatto a gara con i vostri conoscenti per chi ha il maggior numero di amici? Che bravi che siete, siete davvero gli utenti perfetti del vostro social network preferito. Capita talvolta di imbattersi in ripensamenti (capita): colui il quale è amico oggi, non lo sarà domani. E' un peccato che FB dia la possibilità di cancellare qualcuno dalla lista amici, perché in questo modo non si dà la possibilità di selezionare davvero la propria cricca di persone care. Ma un lato positivo c'è, ed è prettamente linguistico: l'azione di cancellazione di contatti dalla lista amici ha prodotto un neologismo (o almeno un'evoluzione semantica) che, come già segnalato tempo fa, è ormai una parola di uso comune e con una valenza sempre più importante.
A parola nuova corrispondono anche comportamenti nuovi: ecco dunque che l'atto di unfriending su Facebook diventa proprio una sorta di arte con la sua precisa etica. Come segnala Corriere.it, riprendendo un articolo del New York Times, questa nuova dinamica sociale è addirittura oggetto di studi seri, tanto da diventare una vera e propria tesi di laurea alla University of Colorado, Denver (USA). Nel lavoro sono stati individuati i motivi per cui si rinuncia ad un'amicizia fino a quel momento evidentemente irrinunciabile: tra le possibili cause, la presenza troppo continua di commenti banali o divergenza di vedute in materia di temi "caldi" come religione e politica. Insomma, il vostro prossimo status update o il vostro prossimo commento postato con troppa superficialità potrebbero segnare la fine di un'amicizia virtuale. Fortunatamente per la rottura di una vera, invece, serve (ancora) qualcosa di più.

mercoledì 13 ottobre 2010

PATOLOGIE 2.0

Sulle "influenze" dettate dall'era digitale si è trattato parecchio in queste pagine, segno che l'ariete rappresentato dalla sfera virtuale sta sfondando il fortino della vita reale. A volte ossessione, a volte psicosi di massa, il vostro social network preferito a volte crea o sviluppa delle vere e proprie malattie con tanto di sintomi, diagnosi e prognosi. Sentite questa: un ragazzo viene mollato dalla sua fidanzata. Ok, niente di nuovo sotto il sole: fin qui, tutto normale. Il ragazzo la prende male (come è giusto che sia) e comincia anche a manifestare i tipici segni di un attacco allergico. Il motivo (provato ed approvato da una équipe medica)? Il ragazzo non riesce a mandar più la storia finita male, ma soprattutto il fatto che lei abbia cancellato lui dalla lista di amici di Facebook. No, giuro, questa notizia pare sia vera: è stato dimostrato che l'insorgere delle crisi asmatiche (di cui già soffriva il ragazzo, va detto) si verificavano proprio in concomitanza con la visione della foto della sua ex-fidanzata che probabilmente in quel momento conversava con altri su Facebook. Da qui l'ipotesi medica di relazionare questo stato particolare di stress alla reazione scatenata da questo scenario tutto particolare, tanto che lo studio probabilmente verrà pubblicato sulla prestigiosa rivista di settore The Lancet. La malattia del ventunesimo secolo ha un nome e un cognome. E un logo con una scritta su sfondo celeste.

giovedì 22 luglio 2010

CONSENSI

Queste sono le notizie che mi piacciono: beninteso, non per accanimento aprioristico, ma solo perché ancora una volta un minimo di riflessione porta a delle conclusioni razionali. Il sempre informato Wired.it svela che il consenso nei confronti di Facebook è in (netto) calo. Beninteso, avrà anche il suo bravo mezzo miliardo di iscritti, ma qui si parla di soddisfazione nei confronti del prodotto utilizzato. Insomma, anche se rientra di diritto tra i siti maggiormente frequentati del globo e dell'interglobo, e anche se il confronto è con applicazioni diverse, Facebook è ben al di sotto di servizi come Google (ma va...), Bing, Wikipedia (e ci mancherebbe), Yahoo, Youtube.
Direte ora: beh, ma Facebook rimane il leader. D'accordo, sarà pur vero, ma c'è sempre un perché. Occhio alla lista dei servizi sopra menzionati: ci sono tre (e dico tre) motori di ricerca, un'enciclopedia open source (una sorta di motore di ricerca del sapere) e un effettivo sito di puro entertainment. Perché allora Facebook piace ma non piace, in realtà? Semplice: è arrivato prima di tutti nell'offrire un servizio che genera (un relativo) interesse. E una volta creato uno zoccolo duro di utenti - che a sua volta richiama altri utenti -, è obiettivamente difficile ri-trasferire tutti questi su una piattaforma alternativa. Ci proverà forse in futuro Google con Google Me, ma per ora il mezzo miliardo resta ben saldo lì. Eppure non piace a fondo. Misteri di Internet...
Chiudo dicendo che sempre in quella lista compaiono tre prodotti concorrenti tra loro. Eppure funzionano, eppure sono graditi. Sarà perché un motore di ricerca è oggettivamente utile? A tal riguardo, rimando ad un interessante articolo apparso su LaStampa.it che parla di internet e dintorni: ad un certo punto si afferma che la Rete si basa sostanzialmente su motori di ricerca e social network. Vero, verissimo, ma ribadisco il concetto: solo uno è effettivamente utile. Il resto? Si può vivere anche senza...

mercoledì 5 maggio 2010

TI ODIO...BEH, ANCH'IO!

Corriere.it ci svela l'ennesimo tormentone del web. Questa volta tuttavia si tratta di un'idea semplice e condivisibile, velata da una sottile ironia -che non fa mai male. Nasce dunque Vi Odio, un blog che racconta in stile minimalista le cose quotidiane o le persone che proprio (quasi) tutti non sopportiamo. E allora si passa dai politici ai presentatori televisivi, dai treni che non funzionano alle rotture mattutine: insomma, c'è un po' di tutto, e ci sono ampi margini di crescita della lista dell'odio genuino. Ovviamente il fenomeno non ha tardato ad arrivare su Facebook e a diffondersi a macchia d'olio, visto che ad oggi (e in pochissimi giorni) il blog dell'odio generico è arrivato a quasi 100mila "like". Buon per lui se la promozione di un prodotto passa da questi mezzi massificati. Credo tuttavia che alla lista manchi almeno un ti odio che aggiungerei molto volentieri: ma d'altronde, sull'odio "genuino" per ciò che non reggo ho fatto un blog prima di lui, no?

mercoledì 30 dicembre 2009

E UN ALTRO ANNO E' ANDATO...

...tempo di liste...ed è tempo anche di stilare il decalogo degli eventi più strani che hanno come protagonista Facebook. Autore della splendida top 10 (che fa ridere, ma dovrebbe far riflettere) è il sito Oddee.com (splendido sito), che mette al primo posto (e come dare torto?) il caso di una donna del Missouri che ha inserito una foto della sua famiglia sul suo profilo FB, per poi ritrovarsela su giganteschi manifesti a Praga (si, a Praga). Evidentemente un semplice e comodo "furto" di una foto si è trasformato in uno strumento di marketing globale. Alla faccia della privacy...
Altre storie sono state raccontate in queste pagine: la ragazza depressa che se la spassava allegramente (con i soldi dell'assegno di malattia), il geek-marito che ha aggiornato il proprio status matrimoniale sull'altare, le storie matrimoniali finite per mezzo di Facebook, il presunto colpevole che viene scagionato grazie ad un suo aggiornamento su Facebook (tutto da verificare, direi), e il caso di guerrilla marketing per la promozione di un film su Facebook. Insomma, chi più ne ha...e la lista potrebbe continuare all'infinito. A patto che tra una risata e l'altra, ci si accorga che queste storie possono accadere ad ognuno di noi...anzi, di voi iscritti!