Una delle grandi rivoluzioni rappresentate dal Web 2.0 è senza dubbio il fenomeno del cosiddetto citizen journalism: un'attività che, grazie ai nuovi media ma anche a strumenti comuni, ha di fatto ri-considerato ruoli e funzioni all'interno della società civile. Tuttavia, spesso capita che un'iniziativa pensata in buona fede possa ben presto nascondere insidie o risvolti negativi, magari a lungo termine. Negli ultimi giorni, a livello nazionale, si sta accendendo un dibattito che vede come protagonisti il vostro social network preferito e la politica, nello specifico l'amministrazione locale di una (grande) città come Bari. Il suo primo cittadino, infatti, ha lanciato un'iniziativa che mette al centro i suoi "fan" FB, ai quali egli chiede di segnalare eventuali disservizi e/o comportamenti "non convenzionali" degli impiegati comunali oppure degli apparati statali come le forze dell'ordine. L'iniziativa del Sindaco 2.0 (già, proprio quello che scriveva sulla bacheca durante i consigli comunali) non è certo la prima di questo genere, ma è bastato poco per farlo balzare agli onori delle cronache nazionali: la pubblicazione della foto di alcuni netturbini "in pausa" è finita su tutte le testate principali. E l'inchiesta non si ferma certo qui, visto che dopo pochi giorni sono arrivati nuovi aggiornamenti (sempre via Facebook, ovvio) che riguardano comportamenti discutibili da parte della Polizia Municipale.
Emiliano il nuovo sceriffo digitale? Forse anche per questo (ma non solo per questo) è uno dei sindaci d'Italia maggiormente apprezzati dai suoi cittadini, ma forse c'è dell'altro. Senz'altro, lui in qualche modo è fiero di questo rapporto digitale con il suo elettorato e la sua cittadinanza, tanto da considerare Facebook un vero e proprio "strumento di governo". Dunque, il sistema pare funzionare, perché si scoprono abusi e soprusi, e credo che in questo senso l'iniziativa sia lodevole (per quanto credo che una singola foto credo non basti a definire un fannullone, ma fortunatamente esistono anche video "schiaccianti"). Personalmente mi sento "in dovere" di contestare il mezzo che questa figura pubblica utilizza. Signor Sindaco, passi il giornalismo partecipativo, passi la sua schiera di sostenitori, ma attenzione al mezzo che utilizza: Facebook non è "suo", tutti i contenuti caricati non sono "suoi", e teoricamente non so che utilizzo "ufficiale" possa farne. Senza contare che per segnalare questi disservizi occorre essere forzatamente iscritti a Facebook. E perché iscriversi ad un sito "terzo" per interfacciarsi con le istituzioni locali? Esiste la Rete, non solo Facebook. Esiste anche un sito "ufficiale" del Comune di Bari dove poter attivare (anche a caratteri cubitali) una sezione apposita nella quale segnalare servizi, disservizi e iniziative di questo tipo. Senza iscrizioni di sorta, magari. Questo servirebbe anche per educare i cittadini ad un rapporto con le istituzioni "vere": d'altronde, per rivolgervi al Sindaco andreste al Municipio o a casa sua?
sabato 15 gennaio 2011
UN CLIC PER "SINDACARE"
Pubblicato da kikkuzzo alle 1/15/2011 02:02:00 PM 0 commenti
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sabato 30 maggio 2009
VIVA L'ETICA 2.0
Da un articolo apparso il 20 Ottobre 2008 (SETTE mesi fa) su Repubblica.it:
"Volete sapere se un amico è registrato su Facebook senza dovervi registrare? Niente di più facile: digitate il nome del vostro conoscente su un qualsiasi motore di ricerca accompagnato dalla parola 'Facebook' e, se registrato e maggiorenne, quasi certamente potrete trovare la sua scheda pubblica collegata al noto social network. Comodo, no? Peccato che da sabato prossimo tutto ciò non sarà più possibile".
Il resto dell'articolo è accessorio perchè so che arrivati a questo rigo si è già su Google a provare questa cosa...a voi la sorpresa!
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/30/2009 03:19:00 PM 0 commenti
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mercoledì 13 ottobre 2010
PATOLOGIE 2.0
Sulle "influenze" dettate dall'era digitale si è trattato parecchio in queste pagine, segno che l'ariete rappresentato dalla sfera virtuale sta sfondando il fortino della vita reale. A volte ossessione, a volte psicosi di massa, il vostro social network preferito a volte crea o sviluppa delle vere e proprie malattie con tanto di sintomi, diagnosi e prognosi. Sentite questa: un ragazzo viene mollato dalla sua fidanzata. Ok, niente di nuovo sotto il sole: fin qui, tutto normale. Il ragazzo la prende male (come è giusto che sia) e comincia anche a manifestare i tipici segni di un attacco allergico. Il motivo (provato ed approvato da una équipe medica)? Il ragazzo non riesce a mandar più la storia finita male, ma soprattutto il fatto che lei abbia cancellato lui dalla lista di amici di Facebook. No, giuro, questa notizia pare sia vera: è stato dimostrato che l'insorgere delle crisi asmatiche (di cui già soffriva il ragazzo, va detto) si verificavano proprio in concomitanza con la visione della foto della sua ex-fidanzata che probabilmente in quel momento conversava con altri su Facebook. Da qui l'ipotesi medica di relazionare questo stato particolare di stress alla reazione scatenata da questo scenario tutto particolare, tanto che lo studio probabilmente verrà pubblicato sulla prestigiosa rivista di settore The Lancet. La malattia del ventunesimo secolo ha un nome e un cognome. E un logo con una scritta su sfondo celeste.
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/13/2010 10:42:00 PM 0 commenti
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giovedì 13 settembre 2012
O TALEBANO, POSTAMI VIA...
Conosci il tuo nemico, recita il sempre valido L'arte della guerra, un trattato applicabile non solo ai conflitti bellici ma anche alle piccole, grandi battaglie del quotidiano di ciascuno di noi. Stavolta però si parla proprio della guerra intesa come warfare, quella con dispositivi elettronici complicatissimi e armi sempre più sofisticate e intelligenti. Ma si sa, dietro ad ogni arma c'è (quasi) sempre un soldato, e dove non si può combattere la tecnologia militare si prova con i cari vecchi trucchi del mestiere, in versione 2.0.
Dal blog del giornalista Pino Bruno si viene dunque a sapere che, nella delicata guerra in Afghanistan, i Talebani provano a rintracciare i soldati delle truppe nemiche attraverso un complesso processo di data mining che incrocia dati digitali, posizionamenti satellitari e chissà quale altra diavoleria. Ma esiste un metodo nettamente più efficace: basta "adescare" sui social network i soldati fingendosi donne che non resistono al fascino della divisa e il gioco è fatto. Una volta nelle amicizie, basta sfruttare la "leggerezza" dei soldati nel postare foto e commenti e l'avamposto è bello che scoperto, e si è pronti ad anticipare le mosse "dell'invasore".
Insomma, molti militari non riescono proprio a stare alla larga dal vostro social network preferito, e tutto il resto è...naja. La conferma arriva da un sondaggio del governo australiano sulle proprie forze armate, e i risultati parlano chiaro: l'addestramento militare sarà anche ai massimi livelli, l'ossessione da post è una strategia da combattere al più presto, perché si rischia di mandare a monte delle (costosissime) campagne militari per delle leggerezze. Come recita il detto: in amore e in guerra tutto è concesso, ma il nemico lo facevo meno fesso.
Pubblicato da kikkuzzo alle 9/13/2012 05:25:00 PM 0 commenti
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martedì 16 ottobre 2012
UTANTI, UTONTI, UTENTI
Classificare la gente che gira in Rete non è certo facile, ma è in genere sempre bello e divertente. Con l'esplosione del "primo" Web 2.0 e successivamente del mondo dei social network vengono fuori alcuni profili variegati e variopinti. Giornalettismo (via Mashable) ha provato a descrivere alcune tipologie: si va dall'utente ossessionato dai commenti (degli altri) al creatore di neologismi, e per chi aggiunge elementi linguistici c'è chi toglie (vocali, principalmente) ai propri enunciati digitali. Si passa poi da quello che deve far sapere a tutti dov'è e/o cosa fa al liker compulsivo, mentre nella categoria "saccenti" si possono inserire quelli che hanno un blog (!) e che invitano chiunque a leggere l'autorevole opinione su qualsiasi materia dello scibile umano fino a(gl)i (autoproclamati) social guru, ossia gente in grado di "pontificare" ben sapendo che ci sarà sempre qualcuno che sarà d'accordo con ciò che legge. Poi sì, ok, c'è anche "l'odiatore", quello che però non sopporta che il proprio social network preferito non sia accessibile. Curioso: di contro, c'è chi ama e auspica questo tipo di situazioni...
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/16/2012 07:18:00 PM 0 commenti
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martedì 3 settembre 2013
NATI(VI) DIGITALI, 2.0
Non è per fare giornalismo di precisione (non mi ritrovo in nessuna delle due parole, soprattutto una) ma ci sono due dati che fanno riflettere almeno un pochino e che riguardano i "futuri" - forse, ma forse no - utenti del vostro social network preferito. Il primo dato mette a confronto il numero di nuovi iscritti a Facebook ogni secondo con il numero di nuovi iscritti all'ordine della vita: ebbene, vince la controparte digitale della Creazione per 5 a 4,5 (il mezzo bambino che nasce lo voglio vedere, eh!). E ma forse c'è un perché a questo dato (no, non a quello 0,5 mancante): per carità, è intuibile la portata emotiva di un evento del genere, ma tale comportamento è dipeso dal fatto che dopo pochi minuti - meno di un'ora! - i neonati sono già su Facebook, pronti a ricevere commenti e like a tutto spiano. E molti di loro, in barba a limiti di età e consenso per la creazione dell'account, hanno un profilo tutto loro. Insomma, pare che i nascituri reali dopo essere venuti alla luce devono sorbirsi la luce dei flash di fotocamere e smartphone.
Pubblicato da kikkuzzo alle 9/03/2013 05:34:00 PM 0 commenti
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venerdì 15 giugno 2012
NUOVI GURU
Cosa ci si può aspettare da un (ottimo) evento chiamato "Meet the media guru"? Che arrivino personalità reali del mondo virtuali, dei nuovi Steve Jobs (o Tim Cook, il tempo passa, fate voi) pronti ad esaltare la tecnologia a tutti i costi e le meraviglie della condivisione h24? Probabilmente il cliché porta in questa direzione, e invece - sorpresa delle sorprese - si può ragionare in termini di tecnologie e nuovi media anche con un approccio ragionato eppure fuori dagli schemi. Queste pagine non possono quindi ignorare la figura di Geert Lovink, teorico dei media e dunque ipoteticamente uno in grado di parlare di Web e dintorni con una certa cognizione di causa. Ma se speravate che fosse un fan di social e simili probabilmente siete fuori strada: Geert è un critico (a tutto tondo) della Rete, dunque analizza pro e contro della più grande community di risorse che esista. Il suo punto di vista è praticamente di rottura: incrociando società, storia e Rete la sua conclusione vede il superamento del Web 2.0, troppo social al punto da creare una bolla che sta per scoppiare. Niente Twitter, niente Facebook? Beh, dalle sue parole si evince spesso una certa passione per un Web che non c'è più, semi-anonimo, nel quale le interazioni sono più basate sull'effettivo interesse in qualcosa di concreto più che sulle amicizie (o presunte tali): non è un caso che Lovink preferisca bloggare o inviare email, dopo aver cancellato il suo profilo FB e preferendo stare alla larga da Twitter. Insomma, la tecnologia va gestita, altrimenti si rischia come al solito di farla fuori dal vaso. Detto da uno che ha scritto un profetico libro dal titolo Ossessioni collettive, forse c'è da riflettere un attimo sullo stato delle cose. Detto da un guru, forse c'è da dargli retta. Geert, qui la si vede in maniera simile, eh.
Pubblicato da kikkuzzo alle 6/15/2012 05:36:00 PM 0 commenti
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mercoledì 23 ottobre 2013
HA CACCIATO, LA SCIENZA*
Operare in équipe, lavorare in team, fare gruppo, fare community: quanto e come le attività collaborative si sono spostate da una dimensione reale a una prettamente virtuale? Il punto più interessante è forse quello della creazione - spontanea o derivata dallo sviluppo di strutture specifiche - di vere e proprie comunità interessate ad uno specifico settore, accomunate da una passione comune o dal semplice gusto di condividere conoscenza e conoscenze. Già, la condivisione di "semplici" informazioni è un po' il cuore pulsante del cosiddetto Web 2.0 o Web partecipativo, in cui chiunque ha la possibilità di entrare a far parte di un circuito di conoscenza a partire da un contenuto pubblicato online.
E dire che ai primi tempi di questo "nuovo Web" (parliamo di qualche annetto fa) la comunità virtuale aveva i suoi pochi e motivati (e competenti?) adepti, ragion per cui probabilmente si scriveva meno, ma si scriveva meglio; poi Internet ha aperto le porte a tutti, ma proprio a tutti, concedendo la possibilità di intervenire in discussioni con una facilità abbastanza disarmante. E oggi parliamo di una società in cui lo status e la popolarità su un social network sono quasi alla pari della reputazione che ci si costruisce mattone dopo mattone nella vita reale.
Giusto? Sbagliato? Ovviamente non c'è una risposta oggettiva, ma solo il solito spunto per riflettere sulla situazione delle cose. In realtà la motivazione che dà il la a questo post è la notizia apparsa su IlPost che narra della chiusura della sezione dei commenti su un noto portale di divulgazione scientifica, Popular Science. "La sezione dei commenti" è quanto di più iconico esista per spiegare il secondo Web secondo il principio di partecipazione collettiva ai contenuti, appunto. Tuttavia, nell'iperconnesso e ipersocial 2013 siamo qui a parlare della chiusura quasi totale dello spazio dei commenti ad un post. Il motivo? I contro della messa a disposizione di spazi di condivisione hanno superato i pro: insomma, i commenti offensivi, off-topic o i semplici troll del Web hanno vinto sui commenti di qualità. E' una mera questione di reputazione del sito e del nome della rivista: chiudere tutto e, per colpa di pochi, "punire" tutti.
Curioso poi che la notizia stessa appaia su un sito che fa dell'informazione di qualità il suo punto forte. Anzi, che fa dell'informazione di qualità anche il suo punto forte. Già, perché è proprio il concetto di sana community a rappresentare a volte il tratto distintivo tra un buon sito di informazione e un ottimo sito di informazione. Leggetevi i commenti (appunto) che sono a margine dell'articolo linkato: scoprirete una vera e propria community di utenti che non si conoscono, ma che dialogano in modo civile e quasi sempre in modo linguisticamente corretto (e non è poco, di questi tempi). E', a modestissimo parere, un ottimo esempio di buon uso della Rete (e della moderazione commenti?) per arricchire ulteriormente il proprio bagaglio di conoscenze, senza dover passare per forza da bacheche "amiche". Siamo sempre nell'iperconnesso 2013, eppure siamo qui ancora a dover fare i conti con la limitazione delle libertà di (buona) espressione solo per colpa di una mancata educazione alla Rete. Qual è la soluzione? Fare a meno di internet? Affermare che la scienza è troppo elitaria per accettare un contraddittorio e quindi sbaglia (perché sì, pare che anche la scienza sbagli)? Sono domande che nell'iperconnesso 2013 si fatica ad accettare, perché paiono di un'era fa. Certo, l'amara conclusione è che forse - ma solo forse - non ci sia palestra peggiore dell'approccio social per tirar fuori la parte peggiore di Internet. Che poi è la parte peggiore della community. Che poi è la parte peggiore degli utenti. Che poi è la parte peggiore delle persone.
*= Titolo molto criptico, ma troppo invitante per non essere scritto (virgola aggiunta). Qualche spiegazione qui, forse ancor meglio qui.
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/23/2013 07:26:00 PM 0 commenti
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giovedì 27 agosto 2009
UPLOAD? NO, GRAZIE
Incredibile, c'è gente intelligente su questa terra. Merce rara, a quanto pare. Eppure apprendo che la nuova tendenza è quella dei party anti-Facebook. Cioè, non sono proprio delle feste organizzate per lanciare le uova sul cartonato a misura naturale di Mr. Facebook, ma sono dei party in cui si chiede "gentilmente" di non pubblicare sui social network tutti i materiali prodotti in quel determinato evento. Una specie di etica in versione 2.0 dei giorni nostri, una nuova politica da seguire che è figlia dei tempi in cui ogni foto è taggabile, e ogni evento è una potenziale minaccia per la propria privacy. Tipico di Facebook, insomma...
Pubblicato da kikkuzzo alle 8/27/2009 11:52:00 AM 0 commenti
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martedì 2 giugno 2009
SONO STATO ASSUNTO! (FORSE)
...ma poi il mio nuovo datore di lavoro ha guardato il mio profilo su FB e mi ha risposto "le faremo sapere".
E' più o meno questa la prassi legata all'invadenza della rete, e in particolare dei social network, nel campo delle assunzioni. Questo recruitment 2.0 sembra una pratica abbastanza consolidata, stando ai dati forniti da Career builder. Citando questo articolo, "il 22% degli intervistati ha ammesso di controllare il profilo online dei candidati, mentre un altro 9% intende farlo in futuro. Un dato confermato anche dalla ricerca inglese di Personnel Today, condotta su 220 responsabili delle risorse umane, in cui un intervistato su 4 ha dichiarato di dare una "sbirciata" alle pagine personali prima di assumere una persona, alla ricerca di quei particolari che nessuno si sognerebbe di confessare in un colloquio". [...] "Se fino a qualche anno fa i selezionatori si limitavano a digitare il nome del candidato sui motori di ricerca, sperando che dal mare magnum di internet spuntasse fuori qualcosa di rilevante, adesso hanno un'arma molto più potente e invasiva."
La morale del giorno? Pensateci due volte prima di mettere online le foto della vostra festa di laurea!
Pubblicato da kikkuzzo alle 6/02/2009 12:27:00 PM 0 commenti
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venerdì 18 giugno 2010
LA MAIL E' MORTA, VIVA LA MAIL
Con l'avvento di nuove forme di comunicazione, la cara, vecchia casella di posta elettronica sembra avere i giorni contati. Considerata una vera e propria rivoluzione comunicativa, l'e-mail ha segnato per un buon decennio la trasmissione di informazioni in tempo (quasi) reale, abbattendo costi, tempi e distanze in un solo clic. Poi è arrivato il Web 2.0, quello che ha rivoluzionato la rivoluzione: messaggi in tempo reale, rapporto tempo/spazio ancora più esiguo, e così via. Insomma, come documentano prestigiosi articoli e interventi meno celebri (ma non per questo meno importanti), sembrava la fine della cara vecchia chiocciola (curioso: e dire che la posta tradizionale è definita snail mail). Ma aspettate: prima di celebrare il funerale del vostro account e-mail, leggete qui. Wired Italia pubblica i dati di uno studio sulle abitudini dei cibernauti in fatto di informazione e/o comunicazione. La domanda è semplice e coinvolge tutti noi: qual è la prima cosa che fate al mattino appena vi connettete con il mondo informatico? In tempi di presunto dominio di Facebook, sembrava non ci fosse storia: troppo allettante la possibilità di controllare gli ultimi gossip dei propri amici - o presunti tali. E invece, sorpresa delle sorprese, la cara, vecchia e-mail resiste e schiaccia la concorrenza: più della metà degli utenti Internet inizia con un'occhiata alla "buca delle lettere", segno evidente che la mail è ancora viva e lotta insieme a noi. E-mail vs. Facebook è un po' la old school contro il nuovo che avanza, è come una lotta fra due filosofie, è un po' come i Lakers contro i Celtics (giusto per restare in attualità): per ora, è ancora 1 a 0 per la tradizione.
Pubblicato da kikkuzzo alle 6/18/2010 01:00:00 PM 0 commenti
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venerdì 19 novembre 2010
AL LAVORO!
Facebook e produttività, un matrimonio che non s'ha da fare. Anzi sì. E' senz'altro controverso il rapporto tra il vostro social network preferito e il mondo del lavoro: se è vero che c'è gente che non nasconde di usarlo anche durante la giornata lavorativa, dall'altra parte è pur vero che non c'è tentazione migliore, da parte del capo del personale o dell'addetto alle risorse umane, di andare a sbirciare su Facebook il possibile prossimo assunto in azienda.
Insomma, che si ami o si odi, Facebook sul luogo di lavoro genera ancora una volta una divisione netta di vedute. Bloccare il sito in azienda? Controproduttivo in certi casi, visto che come strumento pubblico di promozione di beni o servizi non sembra esserci al momento un mezzo migliore. Che fare, dunque? Affidarsi al buon senso (il caro, vecchio buon senso): ad esempio, la Cgil di Firenze ha vietato l'uso di Facebook in ufficio, chiedendo ai propri dipendenti (e non oscurando del tutto il sito) di non accedere con gli account personali, ma solo con le credenziali relative al profilo aziendale, cioè la pagina locale del sindacato. C'è invece chi, evidentemente con dati alla mano, ha pensato bene di tagliare la testa al toro. Sempre qualche settimana fa è scattato il divieto negli uffici della Regione Lazio: Facebook non si può utilizzare, poiché s'è scoperto che gran parte del traffico Web (settanta per cento, mica bruscolini) da parte dei dipendenti finisce dritto dritto sul dominio più controverso degli ultimi anni. Le motivazioni ufficiali? Facebook risponde ad un "utilizzo ludico o comunque non attinente all'attività lavorativa della rete internet da parte dei dipendenti regionali" (testuali parole). Insomma, fino a che Facebook non abiliterà la possibilità di fare i certificati, nella Capitale e dintorni niente Fb. Fatevene una ragione...
Ma a quanto pare il discorso sembra ben più ampio di quanto non lo si creda. Pare infatti che ci sia un vero e proprio Facebook divide in Italia relativo alla possibilità d'accesso al sito. Secondo uno studio apparso su LaStampa.it, infatti, un lavoratore su due non ha accesso a Facebook perché oscurato a monte, ossia dall'azienda stessa. Niente profilo aziendale, niente svago durante la pausa pranzo: per il 52% del campione Facebook è off-limits, semplicemente. E dire che altri dati riportano ad un uso innocente da parte degli iscritti: secondo un altro studio apparso su Repubblica.it, Facebook in ufficio è roba da guardoni, non da utenti 2.0. In altre parole (sempre per coloro che hanno accesso in ufficio, beninteso), durante la giornata ci si limita semplicemente a guardare quello che accade sulla propria bacheca o su quella dei propri amici. Al massimo si guarda qualche foto nuova, ma niente attivismo. Insomma, solo gossip bello e puro, per farla breve.
E infine l'ultima campana: Corriere.it ci svela che distrarsi online fa bene alla produttività. Semaforo verde a Facebook, anche se il segreto è la giusta misura (appunto...): quindi bando agli orchi cattivi che oscurano Facebook, essi fanno solo del male all'azienda e ai propri dipendenti. Che sia in cantiere uno sciopero per quelli che non hanno accesso a Facebook? Tutto è possibile, non mi stupirebbe affatto.
E in chiusura di questo post-fiume il sondaggio finale: siete pro o contro l'uso di Facebook in ufficio? Rispondete qui, poi vedete la percentuale dei risultati. Capirete che certe volte è davvero difficile lottare contro i mulini a vento.
Pubblicato da kikkuzzo alle 11/19/2010 12:10:00 PM 2 commenti
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giovedì 4 giugno 2009
NUOVI GRAFFITI 2.0
Una volta si scriveva sul muro davanti alla scuola, al massimo con la penna sui muri della scuola...ora si scrive sulla bacheca virtuale di Facebook...la differenza è che sei virtualmente esposto al mondo, nell'ultimo caso. Capita allora che se crei un gruppo "ammazziamo la prof", qualcuno prima o poi ti scopra, anche se non sei amico dell'amico dell'amico dell'amico su FB (gerarchia tipica dell'utente medio).
Sembra un'assurdità? Ormai la fantasia degli utenti è assolutamente senza freni. La mania da creazione di gruppo ormai ha toccato qualsiasi angolo (e anche il fondo, aggiungo). E invece il gruppo "scanna la teacher" esiste, ha i suoi fondatori, e anche i suoi fan. Tutto questo accade nella ridente cittadina di Bari, per la precisione in un convitto studentesco. Quattro fondatori, molti fan, tante sospensioni (con presenza garantita), una lettera di scuse e di pentimento dei killer in erba. Ma per tutti i dettagli vi rimando alle notizie riportate qui, qui, qui, e anche qui visto che ci siamo. Giusto per far capire che anche loro hanno avuto i loro 15 minuti di gloria.
Pubblicato da kikkuzzo alle 6/04/2009 08:20:00 PM 1 commenti
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lunedì 9 gennaio 2012
FOTOESISTENZA
Sulla rubrica Il club della lettura de Il Corriere della Sera è pubblicato oggi l'ennesimo "pezzo" che parla di Facebook (of course). O meglio, nello specifico si parla di quel "sentimento" che porta a dover condividere qualsiasi cosa sul vostro social network preferito a tutti i costi. In particolare, si parla dell'esperienza fotografica: dal detto di Émile Zola secondo cui una cosa non è mai successa se non è stata fotografata (l'autore dell'articolo dice che al giorno d'oggi se qualcosa non è stata pubblicata su Facebook non è mai avvenuta, ma a voler essere pignoli Pics or it didn't happen funziona uguale - googlate pure, fa più Internet e poco Facebook) si arriva al cosiddetto "Occhio da Facebook" che porta a postare foto solo per l'attesa spasmodica di like, commenti, varie & eventuali.
Si può discutere sul tipo di condivisione proposta: d'accordo, si parla di un sistema fortemente identitario, ma è pur vero che status update e affini possano risultare molto ma molto "massificati" proprio in virtù di un network che non fa rima con un sentimento di relazioni profonde. Un'alternativa? Una condivisione più "intima", più vera, attraverso altri canali e non per forza pubblici. Oppure, un "vecchio" Web 2.0 (sembra un ossimoro, ma ormai il trend è questo) fatto di condivisione non per forza identitaria, una specie di servizio pubblico (anche fotografico, ditelo all'autore di quell'articolo) del Web, magari non sempre di qualità, ma forse più vero perché non forzatamente legato alla condivisione a tutti i costi. Facebook, dunque sono? Si può essere anche senza.
Pubblicato da kikkuzzo alle 1/09/2012 02:43:00 PM 0 commenti
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lunedì 31 gennaio 2011
LA MACCHINA DELLA VERITA'
C'è un detto magari non molto noto ma che qualcuno conosce, e che sibillino recita: "traduttore, traditore". Non sono queste le pagine più adatte per parlare della difficile arte della traduzione, quindi l'adagio serve solo per introdurre una notizia che si lega a doppio filo ad un servizio di Google (guarda caso) sempre più utilizzato su scala globale, il cui intento è quello di ridurre (ma non abbattere del tutto, sia chiaro) le barriere linguistiche tra idiomi vicini e lontani.
La notizia è tratta da TheNextWeb, e riporta un esperimento effettuato con Google Translate. Data una qualsiasi frase in inglese verso il giapponese (e solo con questa accoppiata linguistica) contenente la parola hate (in rigoroso stampatello o comunque non in caratteri minuscoli), nella traduzione comparirà, tra i comprensibilissimi kanji e compagnia bella, la "tanto amata" (ma a questo punto tanto odiata) parola "Facebook".
Vendetta da parte di Google per via del sorpasso subito e praticamente mal digerito? Niente di tutto questo. Ci sono almeno due ragioni per spiegare questa traduzione apparentemente sbagliata: una puramente artificiale (legata ai calcolatori), l'altra molto più umana, nonché molto "birichina" e figlia del Web 2.0. Ma d'altronde, repetita iuvant, non sono queste le pagine più adatte per parlare della difficile arte della traduzione, sia questa figlia di un algoritmo o di un traduttore-burlone, senza contare che di casi come questi ce ne sono in abbondanza, anche a casa nostra. Complotti o semplici errori? E io che ne so (...), per quanto mi riguarda il traduttore stavolta ha detto una sacrosanta verità!
Pubblicato da kikkuzzo alle 1/31/2011 01:27:00 AM 1 commenti
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mercoledì 16 giugno 2010
CHI DI POST FERISCE...
...di post perisce. Dopo aver parlato già di una probabile (possibile) svista nelle impostazioni della privacy di Mr. Facebook, pare che il fondatore del vostro social network preferito sia incappato in uno scivolone che potrebbe minare la sua popolarità, visto l'oggetto delle sue critiche. Nella sua bacheca, Mr. Facebook ha pensato bene di criticare pubblicamente un famosissimo prodotto della Apple, l'Iphone, definendolo inefficiente in termini di durata della batteria. Una cosa (probabilmente vera) che detta da noi comuni mortali, probabilmente rimarrebbe una dichiarazione come un'altra. E invece no: proferito da una celebrità del Web in un social network che notoriamente fa da megafono alle esternazioni private (d'altronde, verba volant), il post incriminato diventa un evento mediatico di portata globale che scatena immediatamente dibattiti e critiche. E da buon mago, il Signor Facebook ha pensato bene di cancellare la sua esternazione per tentare di riparare il danno. Troppo tardi: internet in real time e l'occhio lungo del Web 2.0 non perdonano, e implacabile compare lo screenshot incriminato su migliaia e migliaia di blog, forum, e probabilmente (sicuramente) anche sul suo amato social network. Insomma, pare che l'episodio possa servire da lezione: condividere proprio tutto, magari porta più svantaggi che vantaggi. Ma d'altronde, ora la moda parla sempre e solo di social network: ma chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
Pubblicato da kikkuzzo alle 6/16/2010 03:05:00 PM 0 commenti
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lunedì 23 novembre 2009
TAG: DEPRESSIONE
Eccola qui, l'ennesima vittima del sistema di schedatura di massa più celebre al mondo. Come riporta la canadese CBC (ripreso da Corriere.it), una donna ha perso l'assegno di malattia, ottenuto a causa di una profonda depressione, perché la sua compagnia di assicurazione -per intenderci, quella che sgancia il grano - ha trovato su Facebook alcune foto in cui la ragazza sorride amabilmente in posa su una spiaggia oppure si diverte in un bar con gli amici. Risultato? Dalle "prove" si evince che la ragazza non può essere depressa, quindi l'assegno di malattia deve essere revocato. Voilà, eccovi servito un altro caso di Giustizia 2.0, in cui il nuovo Grande Fratello dei giorni nostri si dimostra il mezzo migliore per inchiodare o scagionare qualcuno. Magari mi sbaglio, ma in fondo si vive anche senza mostrare le foto in spiaggia ai propri ottocentoquarantacinque "amici"...
Pubblicato da kikkuzzo alle 11/23/2009 11:20:00 AM 0 commenti
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domenica 13 marzo 2011
IL TERZO INCOMODO
Che il mondo digitale nasconda insidie radicate in profondità non è una novità: il problema, tuttavia, risiede nel far sì che un uso corretto possa far affiorare gli aspetti positivi rispetto alle potenziali conseguenze negative. Non c'è giorno (soprattutto in Italia) che gli organi di informazione non ci delizino con intercettazioni telefoniche per questo o quel personaggio più o meno pubblico: segno che ovunque ci si trovi, il rischio che ci sia un terzo ascoltatore è piuttosto elevato. Pare anche che la cara, vecchia intercettazione sia ormai obsoleta: la nuova frontiera è rappresentata da Facebook, e la cosa è stata rivelata in modo poco velato. Candidamente, il procuratore capo di Bari ha affermato senza mezzi termini che Facebook è ancor meglio delle intercettazioni telefoniche, poiché - in combo con i sistemi di geolocalizzazione come Places - si ottengono informazioni geograficamente precise e contenutisticamente inconfutabili senza addirittura ricorrere alla lenta burocrazia delle autorizzazioni giudiziarie. Il procuratore illustra i successi di questo nuovo mezzo per la risoluzione di numerosi casi legati a casi giudiziari, e sdogana di fatto questa procedura come strumento al passo coi tempi per l'attuazione di una vera e propria Giustizia 2.0. Giusto? Sbagliato? Non è questo il punto: ma siccome le notizie non vengono mai sole, senza andare troppo lontano nel tempo, si scopre che una situazione correlata ha avuto luogo non più tardi di ieri. D'altronde è il vostro social network preferito, ma anche quello preferito da chi vuol scoprire le vostre cose, che vi piaccia o no.
Pubblicato da kikkuzzo alle 3/13/2011 07:46:00 PM 0 commenti
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martedì 7 febbraio 2012
L'INUTIL QUARTO
Ogniqualvolta che si digitano contenuti online che finiscono sul Web si contribuisce ad aggiungere nella grande nuvola della Rete un frammento potenzialmente eterno di byte semantici. Il Web 2.0 e quello social poi hanno ulteriormente allargato la base di utenti in grado di contribuire a questo aumento, di fatto allargando ulteriormente la forbice tra contenuti "buoni" e quelli "cattivi". In altre parole: un backlink o uno status update possono avere utilità diverse, non solo per quanto riguarda la fruizione del contenuto, ma anche per ciò che riguarda l'oggettivo interesse che esso suscita. E pazienza se il trend vuole che sia il commento di ciò che si sta facendo in questo momento a suscitare più interesse rispetto ad un link che rimanda ad un contenuto più "serio" e che magari accende una discussione virtuale (e non) potenzialmente costruttiva: si sa, il Web oggi va così.
Oppure no: uno studio statunitense (citato da NFTS) indica che un quarto dei tweet che circolano in Rete è da considerarsi inutile (o non utile, fate voi). Questo vuol dire che un cinguettio su quattro dice cose che riempiono solo il Web e basta. Aggiungiamoci anche un sostanzioso 39% di messaggi neutri (non utili, non inutili) e il quadro che si delinea è abbastanza delineato e soggetto a conclusioni abbastanza nette.
In realtà Twitter e Facebook (solo per citare i due più grandi social) non sono identici, e magari uno studio sull'utilità dei contenuti che passano sul vostro social network preferito produrrebbe percentuali diverse. Inoltre, Twitter non è forzatamente un network identitario, anzi ti porta a seguire gli sconosciuti (dai contenuti interessanti) piuttosto che i vicini di casa. A suon di cinguettii degli utenti nel tempo si è addirittura modellato, diventando (per stessa ammissione del suo co-fondatore) non più un social network "puro", ma un aggregatore di notizie in tempo reale che fa dell'interesse di massa (la parte "buona", evidentemente) il suo punto di forza, tanto da varcare alcuni limiti "istituzionali". Insomma, meglio la troppa utilità che un'evidente inutilità, no?
PS. Per carità, anche i contenuti qui riportati possono avere un interesse pari al (o sotto) lo zero, ne sono consapevole.
Pubblicato da kikkuzzo alle 2/07/2012 04:33:00 PM 0 commenti
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lunedì 17 ottobre 2011
RIVOLTA IL MESSAGGIO, MESSAGGIO DI RIVOLTA
Con oltre settecento milioni di utenti, Facebook si presta agli usi (e agli overuse) più vari: in realtà il discorso è più ampio e si può tranquillamente estendere a tutti i social e ancora più in generale alla possibilità, grazie al Web 2.0, di esprimere le proprie opinioni sulla Rete. Il problema - è stato ribadito in queste pagine più di una volta - non è dunque lo strumento in sé, ma l'uso oggettivamente poco utile (o non completamente utile, dipende dai punti di vista) che si fa di queste tecnologie. Insomma, c'è modo e modo di usare il vostro social network preferito: facile però preferire il gossip locale ad altre tematiche meno divertenti, come ad esempio necessità reali o sociali di un certo peso.
Tra qualche anno le future generazioni apriranno i libri di storia e studieranno l'esito della Primavera Araba: nella narrazione dei fatti, si parlerà di Twitter e Facebook come strumenti che hanno avuto un ruolo non così marginale nell'intera vicenda, anzi. Anche in queste pagine è stato espresso un sentimento positivo per l'uso di questi mezzi per fini "nobili": insomma, i social possono essere usati bene e per motivazioni che cambiano davvero il corso degli eventi.
Sull'edizione cartacea del Corriere della Sera del 14 Ottobre compare un articolo che mescola politica e uso di questi strumenti sociali: a lezione per "l'uso politico di Twitter" illustra il punto della situazione effettuando un confronto tra paesi e situazioni storiche diverse. La pietra di paragone è proprio il Nord Africa: la necessità di dover comunicare per protestare contro decenni di oppressione è stata la scintilla in grado di far utilizzare la Rete in modo organizzato, e ciò alla lunga ha prodotto il risultato sperato (anche se non tutti la pensano in questo modo). In Italia, invece, la situazione è completamente diversa, se pensiamo che nell'articolo si parla dell'uso di Facebook "solo per giocare con gli amici o per cliccare sul tasto mi piace".
Il Bel Paese dunque come popolo di santi e navigatori su Facebook per puro svago? Forse allora c'è bisogno della rivolta per sapere se anche gli italiani sono in grado di avere la loro "primavera". Ovviamente è solo un'esagerazione per via di situazioni economiche, sociali e storiche completamente differenti, ma proprio la cronaca recente ci può fornire un piccolo banco di prova. La marcia pacifica (ma non ovunque pacifica, ahimè) del movimento degli indignati è storia, politica, società. Un evento di questa portata presuppone anche un'organizzazione capillare e grandi motivazioni alla base: la Rete può essere sia la cartina di tornasole che luogo per gestire o veicolare azioni e reazioni. La realtà è ancora una volta non esattamente corrispondente, se si pensa che il Web si è mosso per questo fine, ma in Italia i numeri sono nettamente inferiori ad altre realtà nazionali. Insomma, rimangono solo i danni materiali. Chissà se tra un gioco con gli amici e un clic all'ennesimo mi piace alcuni se ne sono accorti.
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/17/2011 12:52:00 AM 0 commenti