Tutte le lingue si evolvono, e quella italiana non fa eccezione. Non lo dico io, lo dicono gli esperti, gente seria. Fatto sta che una serie di contingenze porta ad un naturale cambiamento del modo di esprimersi delle persone, a seconda del soggetto in discussione, del rapporto tra i parlanti, del mezzo usato per la comunicazione e così via. Quel gran signore che è il tempo, poi, porta all'affermazione di nuove parole e nuovi modi di espressione, magari a discapito di forme che via via diventano desuete e antidiluviane (ecco, appunto...).
L'avvento dei media digitali - Internet su tutti - ha sicuramente accelerato questo processo dinamico-evolutivo delle lingue. Senza star qui a far finta di fare l'erudito, il succo della questione è che l'allargamento della base di utenti che ha a disposizione strumenti di espressione di contenuti ha anche complicato (e di molto) la situazione linguistica. Pensate al linguaggio di Internet (anche se si dovrebbe dire del Web), e pensate a quelle che diventano quasi automaticamente delle norme stilistiche che si trovano online. Pensate al linguaggio che si trova in alcune risorse molto note sul Web: ecco, a me viene in mente il vostro social network preferito, ma non sono l'unico. In un post di un blog di Repubblica intitolato La lingua italiana si trasforma con i social network si parla di uno studio il cui obiettivo è quello di mostrare come l'uso improprio di alcune forme linguistiche convenzionali (e che in realtà sono una prassi su Internet) sia poi automaticamente riportato nella vita reale. E dunque che si scriva agli amici o agli accademici è possibile che scappi qualche nn, dmn, enigmatici dpdmn e secchiate di altri esempi del genere. Nell'articolo si sottolinea come lo studio sia stato effettuato su un campione di giovani baresi e milanesi (forse ignorando il fatto che spesso a Milano è più facile incontrare un barese piuttosto che un Brambilla), e ciò che emerge è una marcata propensione all'utilizzo errato di forme basilari della nostra lingua. Insomma, se per molti la copula è (forse) un modo di vantarsi di aver rimorchiato su Facebook, proprio Facebook diventa (probabilmente, si afferma nell'articolo) il mezzo di diffusione di questa "malattia terminale" della lingua (sempre dal "pezzo" citato).
Passi lo studio, passi la logica del dito-contro-Facebook, ma forse occorre anche aggiungere un paio di punti. Innanzitutto, va detto che questa tendenza non è prerogativa esclusiva di FB, ma dell'intera Rete: un giretto sul Web tra forum, blog o nelle sezioni social dei portali di informazione può fornire una prova schiacciante a proposito dell'uso non proprio dantesco dell'italiano. Persino queste pagine diventano frammenti della Rete, e onestamente io proprio non sono il sommo Vate (errare è umano, però almeno cerco di rileggere prima di pubblicare dei contenuti). Certo, come in ogni cosa c'è situazione e situazione, e il problema è quindi l'uniformazione degli stili in situazioni completamente differenti. Insomma, se tra qualche anno il cmq finirà sui dizionari al posto del suo corrispettivo "classico" la colpa (o il merito, a seconda dei punti di vista) è del Web. E forse sì, la mazzata più pesante magari l'avrà data il vostro social network preferito.
lunedì 1 agosto 2011
LA LINGUA DEL VATE? NEL WATER...
Pubblicato da kikkuzzo alle 8/01/2011 09:00:00 PM 1 commenti
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giovedì 4 novembre 2010
IO ODIO IL LUNEDI'
Avrei potuto aspettare l'inizio della prossima settimana per questo post, ma d'altronde perché aspettare quando si hanno queste notizie che ti svoltano la giornata? Repubblica.it pubblica lo scoop: il giorno più probabile della fine di una relazione sentimentale è il lunedì, giorno odiato dal 99,99% dell'umanità. Su che basi scientifiche si fonda questo essenziale dato? Ma su Facebook, ovviamente. Autore della ricerca è David McCandless, giornalista e tanto altro, che si è basato sullo status di 10mila utenti del vostro social network preferito per creare un'infografica che mostra i picchi in cui le parole "rotto" e "rottura" compaiono più spesso (nell'idioma parlato nella perfida Albione i termini sono broken up e break-up). Beninteso, la ricerca è seria ed è anche piuttosto presa in considerazione, visto che si parla spesso di questo studio e lo stesso McCandless ha presentato questo lavoro inserito nel più ampio contesto della diffusione delle informazioni in forma creativa (argomento, questo, davvero condivisibile) al TED di qualche mese fa (mica il Bar dello Sport, intendiamoci). L'intervento di David lo si trova qui (nello specifico dal minuto 06:18), e val la pena vederlo (peraltro c'è la possibilità di fruire dell'ottima traduzione in diverse lingue). Tutti d'accordo sulla spettacolarizzazione dei dati, niente da dire: certo, lo studio su Facebook magari si può contestare, non solo perché tutti i dati vanno ben contestualizzati, ma soprattutto perché magari la gente nel proprio status scrive che si è "rotta di Facebook". Magari.
Pubblicato da kikkuzzo alle 11/04/2010 01:36:00 AM 0 commenti
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domenica 15 luglio 2012
L'ANSIA CHE AVANZA
Che Facebook possa essere considerata una vera e propria malattia del nuovo millennio non ci piove, e sono state dette tante parole sull'argomento (qualche esempio dipanato negli anni: qui, qui, qui, ma l'elenco è abbastanza lungo).Tanti sono gli studi che certificano in maniera più o meno scientifica che il vostro social network preferito genera una certa dipendenza: d'accordo, genericamente si può parlare di vera e propria dipendenza da Internet, ma è chiaro che non è un caso se molti di questi studi - e relativi articoli pubblicati - vadano a puntare dritto su social e dintorni. Uno studio condotto da Anxiety UK (wow, che URL) rivela che effettivamente FB e compagni possono generare uno stato d'ansia derivato da un desiderio spasmodico di sapere se sono arrivati aggiornamenti in bacheca o se è arrivato il tanto agognato like ad un nostro post. Cocaina elettronica viene definita, perché la "dose" quotidiana di connessione, in fondo, non si nega a nessuno. Poi arrivano i "negazionisti": neanche a farlo apposta, quasi contemporaneamente arriva il resoconto di un altro studio (stavolta statunitense) a stabilire che Facebook non provoca ansia, o almeno non ci sono elementi sufficienti a stabilirlo. E poi ci sono i "totalitaristi", quelli che vedono l'intera Rete come trappolone da pazzia e ansia collettiva senza la quale ci sentiremmo completamente persi e senza una meta. Insomma, ad ogni decennio la sua malattia, vuoi una organica, vuoi una più psicologica. Il problema qui è che basterebbe staccare solo ogni tanto la spina o la batteria, non solo metaforicamente: evidentemente, per molti, un passo troppo grande da fare.
Pubblicato da kikkuzzo alle 7/15/2012 04:32:00 PM 0 commenti
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venerdì 19 novembre 2010
AL LAVORO!
Facebook e produttività, un matrimonio che non s'ha da fare. Anzi sì. E' senz'altro controverso il rapporto tra il vostro social network preferito e il mondo del lavoro: se è vero che c'è gente che non nasconde di usarlo anche durante la giornata lavorativa, dall'altra parte è pur vero che non c'è tentazione migliore, da parte del capo del personale o dell'addetto alle risorse umane, di andare a sbirciare su Facebook il possibile prossimo assunto in azienda.
Insomma, che si ami o si odi, Facebook sul luogo di lavoro genera ancora una volta una divisione netta di vedute. Bloccare il sito in azienda? Controproduttivo in certi casi, visto che come strumento pubblico di promozione di beni o servizi non sembra esserci al momento un mezzo migliore. Che fare, dunque? Affidarsi al buon senso (il caro, vecchio buon senso): ad esempio, la Cgil di Firenze ha vietato l'uso di Facebook in ufficio, chiedendo ai propri dipendenti (e non oscurando del tutto il sito) di non accedere con gli account personali, ma solo con le credenziali relative al profilo aziendale, cioè la pagina locale del sindacato. C'è invece chi, evidentemente con dati alla mano, ha pensato bene di tagliare la testa al toro. Sempre qualche settimana fa è scattato il divieto negli uffici della Regione Lazio: Facebook non si può utilizzare, poiché s'è scoperto che gran parte del traffico Web (settanta per cento, mica bruscolini) da parte dei dipendenti finisce dritto dritto sul dominio più controverso degli ultimi anni. Le motivazioni ufficiali? Facebook risponde ad un "utilizzo ludico o comunque non attinente all'attività lavorativa della rete internet da parte dei dipendenti regionali" (testuali parole). Insomma, fino a che Facebook non abiliterà la possibilità di fare i certificati, nella Capitale e dintorni niente Fb. Fatevene una ragione...
Ma a quanto pare il discorso sembra ben più ampio di quanto non lo si creda. Pare infatti che ci sia un vero e proprio Facebook divide in Italia relativo alla possibilità d'accesso al sito. Secondo uno studio apparso su LaStampa.it, infatti, un lavoratore su due non ha accesso a Facebook perché oscurato a monte, ossia dall'azienda stessa. Niente profilo aziendale, niente svago durante la pausa pranzo: per il 52% del campione Facebook è off-limits, semplicemente. E dire che altri dati riportano ad un uso innocente da parte degli iscritti: secondo un altro studio apparso su Repubblica.it, Facebook in ufficio è roba da guardoni, non da utenti 2.0. In altre parole (sempre per coloro che hanno accesso in ufficio, beninteso), durante la giornata ci si limita semplicemente a guardare quello che accade sulla propria bacheca o su quella dei propri amici. Al massimo si guarda qualche foto nuova, ma niente attivismo. Insomma, solo gossip bello e puro, per farla breve.
E infine l'ultima campana: Corriere.it ci svela che distrarsi online fa bene alla produttività. Semaforo verde a Facebook, anche se il segreto è la giusta misura (appunto...): quindi bando agli orchi cattivi che oscurano Facebook, essi fanno solo del male all'azienda e ai propri dipendenti. Che sia in cantiere uno sciopero per quelli che non hanno accesso a Facebook? Tutto è possibile, non mi stupirebbe affatto.
E in chiusura di questo post-fiume il sondaggio finale: siete pro o contro l'uso di Facebook in ufficio? Rispondete qui, poi vedete la percentuale dei risultati. Capirete che certe volte è davvero difficile lottare contro i mulini a vento.
Pubblicato da kikkuzzo alle 11/19/2010 12:10:00 PM 2 commenti
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venerdì 11 gennaio 2013
RETIS SOCIALIS*
In fondo l'ambiente è sempre lo stesso, solo qualche anno indietro. Ormai lo sanno anche i sassi che Mr. Facebook ha partorito l'idea del vostro social network preferito all'interno delle mura dell'Università di Harvard: evidentemente è proprio il terreno accademico (con le dovute eccezioni...) ad essere un ambiente dinamico per fare rete, e non pensiate che prima di Facebook ci fosse il nulla. Anzi, tutto il contrario.
Uno studio multi-universitario sulle prime Accademie dal XVI al XVIII secolo ha fatto emergere il lato inaspettatamente social di questi poli del sapere: nonostante le difficoltà spazio-temporali oggettive tra le Università (all'epoca non esisteva Internet, eh) il concetto di rete intellettuale era una solida realtà, per cui si può dire che i social network sono stati creati almeno cinquecento anni fa. E tra i risultati ottenuti dallo studio si sottolinea anche il carattere faceto di alcune comunicazioni tra professoroni: insomma, non solo scambio intellettuale, ma anche spiritoso e più "leggero". Insomma, il codex facierum non è nulla di nuovo: Mr. Facebook deve ringraziare il fatto che nessuno del passato gli possa più reclamare i diritti d'invenzione...
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Pubblicato da kikkuzzo alle 1/11/2013 12:30:00 AM 0 commenti
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giovedì 24 novembre 2011
SUPERABILE SEPARAZIONE
Conoscete la regola dei sei gradi di separazione? Se ho un amico/a che ha un amico/a che ha un amico/a che ha un amico/a che ha un amico/a che ha un amico/a e si incrociano tutte le rispettive conoscenze, si conoscerà praticamente tutto il mondo (e siamo 7 miliardi, eh). Insomma, se ci collegano a chiunque solo altre cinque persone ma pensate che siano ancora troppe, fate un salto su Facebook per colmare la distanza. Un ennesimo, vitale studio cerca di capire quanto il vostro social network preferito (ma qualcuno c'era arrivato già prima), con gli oltre 700 milioni di utenti attivi - e relative liste di amici - sia in grado di abbassare la soglia, riducendo il fatidico numero sei. E i risultati sembrano dare ragione a FB, poiché pare che il numero magico in questione arrivi a calare drasticamente fino a quattro (arrotondando). Insomma, il mondo si sta facendo piccolo o ci conosciamo sempre più? Oppure Facebook non rappresenta un campione veritiero della popolazione umana, considerata anche la smania da aggiunta amici che di fatto aumenta la base di conoscenze ipotetiche ma non effettive? E come faremmo a conoscere i non iscritti? Insomma, forse occorrerebbe tornare a sei. Sei sicuro che questo studio sia stato utile?
Pubblicato da kikkuzzo alle 11/24/2011 12:39:00 AM 0 commenti
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martedì 7 febbraio 2012
L'INUTIL QUARTO
Ogniqualvolta che si digitano contenuti online che finiscono sul Web si contribuisce ad aggiungere nella grande nuvola della Rete un frammento potenzialmente eterno di byte semantici. Il Web 2.0 e quello social poi hanno ulteriormente allargato la base di utenti in grado di contribuire a questo aumento, di fatto allargando ulteriormente la forbice tra contenuti "buoni" e quelli "cattivi". In altre parole: un backlink o uno status update possono avere utilità diverse, non solo per quanto riguarda la fruizione del contenuto, ma anche per ciò che riguarda l'oggettivo interesse che esso suscita. E pazienza se il trend vuole che sia il commento di ciò che si sta facendo in questo momento a suscitare più interesse rispetto ad un link che rimanda ad un contenuto più "serio" e che magari accende una discussione virtuale (e non) potenzialmente costruttiva: si sa, il Web oggi va così.
Oppure no: uno studio statunitense (citato da NFTS) indica che un quarto dei tweet che circolano in Rete è da considerarsi inutile (o non utile, fate voi). Questo vuol dire che un cinguettio su quattro dice cose che riempiono solo il Web e basta. Aggiungiamoci anche un sostanzioso 39% di messaggi neutri (non utili, non inutili) e il quadro che si delinea è abbastanza delineato e soggetto a conclusioni abbastanza nette.
In realtà Twitter e Facebook (solo per citare i due più grandi social) non sono identici, e magari uno studio sull'utilità dei contenuti che passano sul vostro social network preferito produrrebbe percentuali diverse. Inoltre, Twitter non è forzatamente un network identitario, anzi ti porta a seguire gli sconosciuti (dai contenuti interessanti) piuttosto che i vicini di casa. A suon di cinguettii degli utenti nel tempo si è addirittura modellato, diventando (per stessa ammissione del suo co-fondatore) non più un social network "puro", ma un aggregatore di notizie in tempo reale che fa dell'interesse di massa (la parte "buona", evidentemente) il suo punto di forza, tanto da varcare alcuni limiti "istituzionali". Insomma, meglio la troppa utilità che un'evidente inutilità, no?
PS. Per carità, anche i contenuti qui riportati possono avere un interesse pari al (o sotto) lo zero, ne sono consapevole.
Pubblicato da kikkuzzo alle 2/07/2012 04:33:00 PM 0 commenti
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mercoledì 16 gennaio 2013
OUT OF CONTROL*
Smania da like? Avete appena postato un commento o un giudizio sulla vostra bacheca e siete lì a vedere in continuazione chi (e quando) ha visualizzato il vostro pensiero? Non collezionate nulla se non i mi piace sotto ogni post (per poi magari pagarne le conseguenze)? Oltre ad essere gli utenti medi di Facebook, sappiate che state perdendo il vostro senso dell'autocontrollo e alterando irrimediabilmente la vostra autostima, il che può avere delle serie ripercussioni sulla vita, quella vera. Ah, ovviamente tutto ciò è "sancito" dall'ennesimo studio, effettuato stavolta dall'Università di Pittsburgh, USA. Solita trafila: utenti monitorati (no, non da Facebook - per quanto....-, nel senso analizzati dai ricercatori per lo studio in questione) e reazioni e dati incrociati con diverse personalità e stili di vita. Insomma, il risultato parla abbastanza chiaro: il like altera i comportamenti e genera una certa dipendenza, ma questa non è certo una novità, in fondo. L'alternativa? Beh, una volta entrato nel circolo è difficile starne fuori: c'è chi ci riesce, magari alternando momenti on ad altri off, per scoprire che nel secondo caso poi non si sta male. E no, questo non è forzatamente patologico...
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Pubblicato da kikkuzzo alle 1/16/2013 12:56:00 AM 0 commenti
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venerdì 20 gennaio 2012
PRESSIONI E DEPRESSIONI
Studiare i social media è sicuramente una delle tendenze dell'ultimo periodo, più che altro perché prima non esistevano... certo, fa riflettere il fatto che ormai i numerosi studi riguardanti il popolo della Rete o anche il comportamento "normale" del genere umano spesso vengano associati all'appartenenza a quel grande calderone di identità che è il vostro social network preferito. Altri due risultati di studi condotti presso università statunitensi spiegano per quale motivo si utilizzi Facebook e una particolare categoria di "insoddisfatti della vita" (virtuale o non, poco importa), ossia i cosiddetti depressi da Facebook.
Ma andiamo con ordine: come riporta Wired.it, nel primo studio si spiega il motivo per cui più di 800 milioni di persone sono iscritte a Facebook. I motivi sono sostanzialmente due: il bisogno di appartenenza a qualcosa (di varia natura, ma si può pensare anche all'appartenenza automatica al sito su cui sono iscritti tutti) e la necessità di auto-rappresentarsi su di esso.
Beh, non ci voleva uno studio accademico per dire questo...ma tant'è: insomma, ci si divide tra coloro i quali preferiscono seguire il filone della massa e c'è chi invece gode nel rappresentare il proprio ego all'ennesima potenza sulle pagine virtuali, indipendentemente dal fatto che lo facciano anche nella vita reale.
Questa situazione, magari anche per imitazione, porta alla auto-rappresentazione di sé in termini assolutamente positivi: ed è per questo - si legge su La Stampa - che esistono numerose persone che soffrono fisicamente questo scenario (d'altronde FB è un luogo di ottimismo, ricordiamolo), poiché vedono nell'altro e negli altri una vita migliore della propria e difficilmente raggiungibile: per questi motivi questo campione tende a deprimersi nella vita reale (attenzione a dichiararlo online, però).
Riassumendo: esistono i veri e i falsi, i contenti e gli scontenti, gli egocentrici e i timidi e chi più ne ha, più ne metta. Insomma, come nella vita reale (purtroppo), con il serio rischio che i due mondi arrivino a somigliarsi (o paradossalmente, a non somigliarsi) troppo, in modo irrimediabile.
Pubblicato da kikkuzzo alle 1/20/2012 07:20:00 PM 0 commenti
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venerdì 7 agosto 2009
GELOSIA VIRTUALE
Ma probabilmente gli "scazzi" e le scenate sono tutt'altro che a distanza. Mi premeva far notare che un eminente gruppo di ricercatori dell'Università di Guelph, in Ontario, Canada, ha effettuato uno studio di cui non si sa come si possa aver fatto a meno fino ad ora. Il risultato? Facebook aumenta la gelosia nei rapporti di coppia. Ah, bene, e l'acqua calda quando verrà scoperta?
Secondo questo fondamentale studio, si scopre che tanto più si sta su Facebook, tanto più il partner sarà geloso...e tanto più quest'ultimo starà a sua volta incollato a Facebook, cercando di carpire dei particolari compromettenti nelle foto "taggate" del partner o negli interventi in bacheca.
Si è già parlato in un'altra occasione di una situazione simile. Ma d'altronde, cosa volete aggiungere a questo post? Hanno detto tutto i cervelloni universitari....................................
Qui l'articolo tratto da Stampa.it.
Pubblicato da kikkuzzo alle 8/07/2009 06:52:00 PM 1 commenti
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venerdì 18 marzo 2011
ALIMENTARE, WATSON...
Che le giovani generazioni d'oggi abbiano radicalmente cambiato il loro modo di approcciarsi col mondo rispetto alle classi precedenti è un dato di fatto, e la cosa ovviamente non rappresenta forzatamente un aspetto completamente positivo. L'ennesimo studio scientifico che vede come protagonista Facebook è stato condotto da un gruppo dell'Università di Haifa: oggetto dello studio, il comportamento nel tempo libero di adolescenti tra i 12 e i 19 anni.
I risultati? Le ragazze bombardate in continuazione da finti modelli fanno le finte modelle, e il loro obiettivo diventa quello di essere simili in tutto e per tutto ai loro perfetti idoli. Ne risulta una maggiore propensione verso disturbi alimentari come anoressia o bulimia, nonché una perdita dell'autostima e della fiducia nel proprio io (ma come, non era il contrario?). Si dirà: d'accordo, ma cosa c'entra il vostro social network preferito in tutto questo? Riporto le parole esatte dell'articolo apparso su Corriere.it: "Perché è comunque una comunicazione falsata. Non c'è un vero contatto umano". Non c'è neanche bisogno di aggiungere altro.
Pubblicato da kikkuzzo alle 3/18/2011 01:55:00 PM 0 commenti
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mercoledì 13 ottobre 2010
PATOLOGIE 2.0
Sulle "influenze" dettate dall'era digitale si è trattato parecchio in queste pagine, segno che l'ariete rappresentato dalla sfera virtuale sta sfondando il fortino della vita reale. A volte ossessione, a volte psicosi di massa, il vostro social network preferito a volte crea o sviluppa delle vere e proprie malattie con tanto di sintomi, diagnosi e prognosi. Sentite questa: un ragazzo viene mollato dalla sua fidanzata. Ok, niente di nuovo sotto il sole: fin qui, tutto normale. Il ragazzo la prende male (come è giusto che sia) e comincia anche a manifestare i tipici segni di un attacco allergico. Il motivo (provato ed approvato da una équipe medica)? Il ragazzo non riesce a mandar più la storia finita male, ma soprattutto il fatto che lei abbia cancellato lui dalla lista di amici di Facebook. No, giuro, questa notizia pare sia vera: è stato dimostrato che l'insorgere delle crisi asmatiche (di cui già soffriva il ragazzo, va detto) si verificavano proprio in concomitanza con la visione della foto della sua ex-fidanzata che probabilmente in quel momento conversava con altri su Facebook. Da qui l'ipotesi medica di relazionare questo stato particolare di stress alla reazione scatenata da questo scenario tutto particolare, tanto che lo studio probabilmente verrà pubblicato sulla prestigiosa rivista di settore The Lancet. La malattia del ventunesimo secolo ha un nome e un cognome. E un logo con una scritta su sfondo celeste.
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/13/2010 10:42:00 PM 0 commenti
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venerdì 18 febbraio 2011
ANSIA DA CONSIDERAZIONE
Facebook per voi è proprio una malattia? A quanto pare, siete in ottima compagnia. Avete due scelte: chiamare un medico (no no, non vi scomodate, lo trovate sul vostro social network preferito) oppure vi rendete conto di avere quella che gli studiosi chiamano Facebook-related anxiety. Sintomi? Stress a manetta nonché ansia da presenza continua, da aggiornamento dei contenuti e da risposta a tag, contro-tag e poke. I risultati sono il frutto dell'ormai solito studio accademico (condotto stavolta dalla Edinburgh Napier University) che rapporta comportamenti umani a relazioni sociali ma virtuali e ben poco reali. Un articolo de "La Stampa" parla espressamente di Tanti amici, tanto stress. Beh, a questo punto meglio molti nemici,....beh, insomma, ci siamo capiti. Almeno non ci si stressa.
Pubblicato da kikkuzzo alle 2/18/2011 03:50:00 PM 0 commenti
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giovedì 8 marzo 2012
NUOVI CV
Mandare curriculum in giro? Oltre che (spesso) poco utile, è una pratica ormai vetusta. Basta scervellarsi con lettere motivazionali e formati europei (e le sue tabelle......) per cercar lavoro: il nuovo modo per presentare il proprio profilo è far controllare...il proprio profilo! Naturalmente quale miglior modo per capire praticamente tutto di un potenziale candidato ad una posizione lavorativa? Senza dubbio Facebook, perché può dire molto, ma molto di più di quel che può emergere da un colloquio faccia a faccia. Questo è ciò che sostiene l'ennesimo studio, nel quale si sottolinea come il vostro social network preferito serva come prima scrematura per la selezione dei candidati, visto che basta un'occhiata alle informazioni disponibili per farsi un'idea sommaria (magari giusta, magari anche no) di chi si avrà di fronte. E c'è di più: la tendenza statunitense è quella di obbligare i candidati ad "aprire" le proprie bacheche pubblicamente o a dover accettare forzatamente il (futuro) datore di lavoro per esercitare una sorta di controllo e dimostrare di non avere nulla da nascondere. Come se la presenza su FB fosse un obbligo vincolante. Nessuna menzione per i non iscritti: eppure esistono anche loro...
Pubblicato da kikkuzzo alle 3/08/2012 08:00:00 PM 0 commenti
lunedì 22 marzo 2010
GIU' IL CAPO, QUANDO C'E' GIU' IL CAPO...*
In questo post si parlava delle regole da rispettare per non far diventare Facebook e i vari social network delle armi di ritorsione da parte dei propri datori di lavoro. Bene, stavolta l'arma usata dal datore di lavoro è proprio Facebook. Chiariamoci, stavolta il vostro social network preferito non è la causa di un qualcosa di negativo, ma un puro e semplice mezzo che è comunque destinato a suscitare polemiche. Il Sun (sì, sempre quello che parla dei fatti e sbatte le "vittime" in prima pagina con tanto di servizio fotografico fashion) ci informa del primo licenziamento in Gran Bretagna (ma non penso sia il primo a dire il vero) avvenuto proprio tramite Facebook. Il datore di lavoro della studentessa Chelsea Taylor, infatti, ha informato la ragazza che il suo lavoro part-time in un bar era da considerarsi concluso. Il motivo? La ragazza aveva perso una banconota da 10 Sterline (11 Euro circa, al cambio attuale). Il mezzo per la lettera di licenziamento? Un messaggio online proprio su Facebook.
E ora, la parte più bella. Il modo e lo stile del comunicato? Meglio di una lettera di uno studio forense. Il messaggio recita testualmente (testualmente, maiuscole, minuscole e punteggiatura comprese): "hiya chelsea its elaine from work. sorry to send u a message like this but bin tryin to ring u but gettin no joy. I had to tell the owner bout u losin that tenner coz obviously the till was down at end of the day. she wasn't very pleased at all and despite me trying to persuade her otherwise she said to let you go. I'm really sorry. if u call in the week with your uniform i'll sort wages out. Once again I'm really sorry but it's out of my hands. Elaine xx".
Cosa volete che dica? Che tutto ciò è poco professionale? Che un datore di lavoro si metta a scrivere come un bimbominkia (neologismo generazionale del terzo millennio) dimenticandosi cosa sia la cara, vecchia lingua inglese? Oppure che sono preoccupato del fatto che scrivere su Internet sia prerogativa di noncuranza linguistica? Se poi aggiungiamo che Google ha lanciato il servizio Real Time Search e che quindi tutti i nostri bei messaggi scritti con le "k" finiranno nell'indicizzazione del motore di ricerca, allora la frittata è fatta. E Facebook c'entra poco. Anche stavolta, è solo un mezzo. Sono alcuni dei suoi "abitanti" che non vanno...
PS: Lo screenshot del messaggio incriminato è stato pubblicato dal Daily Mail (con l'immancabile foto della "vittima"). Ma è il Telegraph (con l'immancabile foto della "vittima") a stupire pubblicando il messaggio originale corredato dai (sic) per ogni storpiatura grammaticale. Well done, 'graph!
*Anche questo titolo è una citazione...
Pubblicato da kikkuzzo alle 3/22/2010 03:13:00 PM 0 commenti
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mercoledì 24 marzo 2010
NUOVI VIRUS
Preoccupati dal fatto che possiate cliccare sul link sbagliato e prendere un virus tramite Facebook (come riportato qui e qui)? Beh, il "solito" Sun ci fa intendere che la nuova minaccia da infezione non riguarda propriamente la sfera informatica. Infatti, secondo uno studio effettuato in Gran Bretagna, il numero di soggetti che hanno contratto la sifilide nell'ultimo anno è quadruplicato, con una percentuale sempre crescente tra giovani e donne. Il motivo? Non vi è una correlazione scientifica e provata, ma tra questi casi il collegamento comune è dato dal fatto che queste persone amano gli incontri con persone sconosciute e "raccattate" (è proprio il caso di dirlo) sui social network. I siti come Facebook, pare, risultano essere perfetti per gli incontri casuali, e questo porta ad un, ehm, come dire, mescolamento molto poco filtrato. Insomma, Facebook o non Facebook, il consiglio è solo uno: non munitevi di un solo anti-virus, per la protezione...
Pubblicato da kikkuzzo alle 3/24/2010 11:55:00 AM 0 commenti
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mercoledì 23 gennaio 2013
MAGRA (IN)FELICITA'
I social network condizionano (e tanto) le persone, vuoi dal punto di vista delle abitudini, vuoi dal punto di vista comportamentale e caratteriale. Niente di più vero, ma occorre aggiungere che social diversi sortiscono effetti (apparentemente) diversi. Sono sempre i soliti studi scientifici a fornirci risultati più o meno condivisibili: ancora una volta i due luoghi di perdizione digitali preferiti, al secolo Facebook e Twitter, sono in competizione fra loro per le conseguenze psico-fisiche che generano sui propri utenti.
Partiamo dal vostro social network preferito: da una ricerca condotta da due università tedesche si evince che Facebook sia il posto perfetto per far maturare la propria infelicità e far crescere a dismisura quel gran peccato capitale che è l'invidia. Il motivo? Gli utenti tendono a confrontarsi con ciò che fanno i propri amici e, vedendo che la loro situazione è "sempre" meglio della propria, cadono in uno stato di infelicità o provano invidia nei confronti delle altrui bacheche. Considerando che Facebook è (sarebbe) anche il posto giusto per alterare (pericolosamente, pare) la propria autostima, direi che il profilo psichiatrico dell'utente medio è bello che delineato.
Ma veniamo alle buone notizie: se su Facebook si piange, su Twitter le cose andrebbero ben diversamente. Udite udite: a furia di tweet si perde peso. Detto così saremmo tutti quanti a cinguettare furiosamente, pensando che l'azione di postare un pensiero da 140 caratteri possa portare a tirar giù qualche chiletto. In realtà non è proprio così, poiché tutto è dipeso da ciò che rappresenta il social network, e non da quel che effettivamente è. In uno studio effettuato su pazienti sovrappeso un gruppo aveva a disposizione anche la possibilità di rendicontare al mondo di follower i frutti dei propri sforzi in fatto di buona alimentazione: ebbene, questi soggetti hanno dimostrato un calo di peso superiore ai colleghi che non pubblicavano tweet sul proprio stato di salute. 0,5% di peso in meno ogni 10 tweet: sembra la nuova formula di una televendita, invece è solo la dimostrazione che anche nel mondo digitale dover apparire conta più del dover essere.
Pubblicato da kikkuzzo alle 1/23/2013 05:33:00 PM 0 commenti
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venerdì 18 giugno 2010
LA MAIL E' MORTA, VIVA LA MAIL
Con l'avvento di nuove forme di comunicazione, la cara, vecchia casella di posta elettronica sembra avere i giorni contati. Considerata una vera e propria rivoluzione comunicativa, l'e-mail ha segnato per un buon decennio la trasmissione di informazioni in tempo (quasi) reale, abbattendo costi, tempi e distanze in un solo clic. Poi è arrivato il Web 2.0, quello che ha rivoluzionato la rivoluzione: messaggi in tempo reale, rapporto tempo/spazio ancora più esiguo, e così via. Insomma, come documentano prestigiosi articoli e interventi meno celebri (ma non per questo meno importanti), sembrava la fine della cara vecchia chiocciola (curioso: e dire che la posta tradizionale è definita snail mail). Ma aspettate: prima di celebrare il funerale del vostro account e-mail, leggete qui. Wired Italia pubblica i dati di uno studio sulle abitudini dei cibernauti in fatto di informazione e/o comunicazione. La domanda è semplice e coinvolge tutti noi: qual è la prima cosa che fate al mattino appena vi connettete con il mondo informatico? In tempi di presunto dominio di Facebook, sembrava non ci fosse storia: troppo allettante la possibilità di controllare gli ultimi gossip dei propri amici - o presunti tali. E invece, sorpresa delle sorprese, la cara, vecchia e-mail resiste e schiaccia la concorrenza: più della metà degli utenti Internet inizia con un'occhiata alla "buca delle lettere", segno evidente che la mail è ancora viva e lotta insieme a noi. E-mail vs. Facebook è un po' la old school contro il nuovo che avanza, è come una lotta fra due filosofie, è un po' come i Lakers contro i Celtics (giusto per restare in attualità): per ora, è ancora 1 a 0 per la tradizione.
Pubblicato da kikkuzzo alle 6/18/2010 01:00:00 PM 0 commenti
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mercoledì 18 luglio 2012
SOCIAL A PIACIMENTO
Premessa: i social network piacciono a tutti. Svolgimento: non è vero, non piacciono a tutti. Conclusione: quelli a cui piacciono in realtà non gradiscono tantissimo i social network.
Tema intricato, quello dei social. Prendete Facebook (uno a caso): apparentemente senza rivali, ma allo stesso tempo non il miglior sito nel suo genere, a detta almeno degli stessi utenti che navigano e navigano sulle sue pagine. Già due anni fa esatti si è parlato del grado di soddisfazione del vostro social network preferito da parte degli iscritti, e - sorpresa sorpresa - Facebook è risultato ben al di sotto di altri giganti come motori di ricerca, enciclopedie online e variegati siti di intrattenimento. A distanza di oltre settecento giorni la musica non cambia: vero, aumentano gli iscritti, il dominio e la potenza di FB non sono apparentemente in discussione, ma il nuovo studio sul gradimento di social network e affini lo "condanna" ancora, con risultati addirittura peggiori. E, beffa delle beffe, il tanto bistrattato Google +, sebbene (molto) meno frequentato risulta più gradito, forse per via del grado di minor invadenza di pubblicità e affini, o solo perché si trova meno gente di quella che si è spesso costretti ad incrociare virtualmente. Insomma, ancora una volta i numeri non dicono tutto, ma dicono qualcosa. Basta leggere tra le righe, anzi tra le cifre.
Pubblicato da kikkuzzo alle 7/18/2012 09:12:00 PM 0 commenti
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lunedì 29 agosto 2011
PER...BACCO, E' STUPEFACENTE!
L'ennesimo studio riguardante Facebook e affini stavolta prende di mira le possibili ripercussioni che immagini varie di amici, conoscenti e semplici sconosciuti possono avere nei comportamenti di determinati utenti del vostro social network preferito (e non solo). La notizia arriva dritta dritta dalla Columbia University, più precisamente per mezzo di un report che sottolinea come il numero cospicuo di immagini su siti come Facebook e MySpace di ragazzi (e non) ritratti mentre si accendono una paglia, mentre alzano un po' troppo il gomito o tirano (e non parliamo di calcio...) renderebbe più inclini a questi vizi gli adolescenti. Insomma, le foto della sbronza del giorno prima o gli emuli di James Dean costituiscono un'influenza negativa per i giovanotti, poiché più propensi ad abbracciare la triade Bacco, Tabacco e polvere...e se altri media come Tv e cinema si danno da fare per limitare la diffusione di questi "vizi" nei contenuti per i più giovani, i social diventano il nuovo punto di riferimento per le giovani generazioni, con il rischio di diventare un esempio non proprio perfetto da imitare.
Pubblicato da kikkuzzo alle 8/29/2011 11:54:00 PM 0 commenti
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