domenica 25 dicembre 2011

DIGITAL NATIV...ITY

Immancabile, direi.

giovedì 22 dicembre 2011

CHI E' "CAUSA" DEL SUO MAL...

Difficile stabilire se il protagonista della vicenda che sta "scaldando" la Rete negli ultimi giorni sia un vero e proprio genio o un fenomeno da baraccone. Sicuramente le opinioni saranno discordanti (come è giusto che sia), ma la realtà è questa: un imprenditore israeliano, al secolo Rotem Guez, ha deciso di cambiare nome per i prossimi sette anni. Un caso di combinazione strana tra nome e cognome? No, forse peggio: il motivo risiede nel fatto che attraverso questo cambiamento l'ex Signor Guez spera di non subire cause giudiziarie da parte di Facebook. Quale nome avrà mai deciso l'uomo? Semplice: da oggi toccherà chiamarlo Mark Zuckerberg a tutti gli effetti. In questo modo - avrà pensato - sarà impossibile che Facebook possa far causa ad una persona con questo nome (il pensiero a Max Power diventa automatico, a questo punto), nonostante nella sua identità precedente sia stato accusato di vendere sul vostro social network preferito i tanto amati Like. Geniale mossa pubblicitaria o un nuovo caso ai confini della realtà giudiziaria? Poi magari finisce che al danno si aggiunge la beffa per omonimia, come successe ad un povero sventurato che forse vorrebbe cambiare il suo nome, ma per altri motivi.

Ma la notizia non è tanto questa, quanto il fatto che ci sono siti che vendono Like. E se si vendono vuol dire che hanno mercato. E se hanno mercato vuol dire che hanno un valore. Un valore piccolo per l'utente, grande per chi c'è dietro. Spero che l'antifona sia chiara.....

sabato 17 dicembre 2011

NO, OBAMA NON L'AMA

Beh, l'importante è essere coerenti nella vita: già qualche tempo fa la famiglia più importante del pianeta aveva espresso seri dubbi sull'uso di Facebook da parte dei ragazzini. Ora arriva un'ulteriore conferma: i figli di Obama non sono su Facebook. L'attenzione è rivolta in particolare alla figlia maggiore, in possesso dell'età minima necessaria per l'iscrizione, ma sono le frasi pronunciate per l'occasione ad avere un certo peso (d'altronde non parla un cittadino comune): "perché mai dovremmo far sapere i fatti nostri ad un intero gruppo di persone che non conosciamo? La cosa non ha molto senso", si legge su Corriere.it. Dichiarazioni sicuramente dirette e che possono avere anche un certo peso nella campagna presidenziale alle porte, anche se (nel solito stile politico) c'è spazio per un'apertura, visto che per un'eventuale iscrizione della prole se ne riparlerà "fra quattro anni". Resta il fatto che tra quattro anni rimarrà sempre quel bunch of people pronto a ficcanasare negli affari altrui. Ora o fra quattro anni, that does not make much sense.

giovedì 15 dicembre 2011

DISLIKE? NO, MI "DISPIACE"

Dell'assenza del pulsante dislike su Facebook si è già parlato in queste pagine: in effetti balza all'occhio la presenza di un congegno per "apprezzare" qualcosa e la contemporanea mancanza del suo esatto contrario. Ma si sa, niente è fatto per niente. Il tasto like non solo serve per esprimere la propria approvazione nei confronti di un commento di amici, ma anche per avere accesso a contenuti riservati ed esclusivi, soprattutto in ambito commerciale (un esempio ironico? Questo, alla faccia del tema trattato e della "libera" informazione): insomma, un vero strumento di fidelizzazione & schedatura.
Perché l'assenza di un dislike, dunque? Beh, le ipotesi che si possono fare sono molteplici. Probabilmente perché agli analisti di mercato interessa sapere cosa piace, e ciò che non viene considerato vuol dire automaticamente che non piace o non è interessante abbastanza, dunque verrà modificato fino a raggiungere l'agognato like; oppure perché - e questo dato è frutto di una ricerca - Facebook è una community del quieto vivere, nella quale si tende ad evitare il concetto di negatività e si segue una tendenza verso l'aspetto positivo (il like, appunto) frutto dell'interazione tra amici e amici di amici. In altre parole, se nel proprio network si osserva una tendenza likecentrica, automaticamente si tenderà ad associarsi a tale ondata di positivismo. "Ciò che fa lui faccio anche io", insomma. Esatto, un conformismo di massa in piena regola. D'altronde, basta la parola Facebook per questa associazione di idee.

mercoledì 14 dicembre 2011

VEDI NAPOLI E POI...

... metti il tuo bel like, no? (Che pensavate?) E' proprio un'iniziativa fuori dal comune, nel senso che sulla facciata esterna del Municipio (dunque tecnicamente "fuori dal Comune") di Napoli apparirà un grande pollicione in su che è tanto in voga sul vostro social network preferito. I like Naples - questo il titolo dell'opera - non fa alcun  riferimento esplicito a Facebook, anche se tutto lascia pensare al contrario e anche se non tutti colgono il senso dell'iniziativa. Prossimo passo? Elezioni del Sindaco via Facebook, mi sembra ovvio.

venerdì 9 dicembre 2011

VIZIO DI FORMA... IN 140 CARATTERI

Con la Giustizia, si sa, non si scherza: ovvio che in determinate situazioni ci si debba attenere a regole precise (anche di abbigliamento, per dire), altrimenti si rischia di mandare all'aria interi dibattiti legali. E in effetti è ciò che è accaduto in Arkansas, Stati Uniti, durante un processo di condanna a morte (non proprio di un furto di caramelle). Il motivo? In realtà è duplice: è stata chiesta l'istituzione di un nuovo processo perché tra i giurati uno dormiva (inevitabile pensare agli illustri precedenti), l'altro era intento in una serie spasmodica di tweet. Già: un giurato, in barba ai regolamenti che vietano qualsiasi di contatto con l'esterno durante le fasi processuali, ingannava l'attesa su Twitter. Non ci è dato sapere se parlasse del caso in aula o se stesse ingannando l'attesa, fatto sta che anche in luoghi "sacri" come i tribunali tocca difendersi (è proprio il caso di dirlo) dalla mania di fare e essere social a tutti i costi.

mercoledì 7 dicembre 2011

CHI DI FOTO FERISCE...

Sembra ormai il titolo di una saga che ha già la sua prima e seconda puntata (più i contenuti speciali): Mr. Facebook è caduto nella trappola tesa dalla sua stessa creatura. Per un errore (pare) di impostazioni e affini del suo profilo, alcune sue foto "private" sono risultate di dominio pubblico, facendo ovviamente il giro della Rete e finendo addirittura in uno spazio dedicato che, al grido di E' ora di sistemare le falle, sembra quasi fornire l'ennesimo "avvertimento" ai tanti amanti delle foto (e non solo) da pubblicare ad ogni costo. A guardar bene, le foto sembrano il classico spot dell'americano felice (d'altronde non credo che Mr. Facebook si interessi di rialzi di spread e dintorni), dunque il sospetto è lecito: l'ennesimo buco nel sistema o abile mossa pubblicitaria per far credere Zuckerberg uno di no..ehm, di voi?

sabato 3 dicembre 2011

SE..QUEL SITO NON ESISTESSE

E se Facebook non esistesse più? Scenario attualmente poco probabile, ma qualcuno ci ha pensato. The Social Network 2 è il finto sequel del film "ufficiale" che parla del vostro social network preferito, ma questa volta lo scenario è capovolto: FB non viene creato ma distrutto, e quindi la gente cerca di replicare nella vita reale tutti quei comportamenti che vanno per la maggiore, mostrando disperatamente cani e torte,  cercando apprezzamenti e like. Il trailer posticcio è apparso qualche giorno fa su Repubblica, specificando che dopo la cancellazione di FB "le persone iniziano a comportarsi in maniera strana". Dopo la cancellazione: sicuri?
Buona visione.


lunedì 28 novembre 2011

NATI PEDINATI

Sulla sezione La Lettura del Corriere della Sera compare oggi un interessante articolo dal titolo Pedinati da Facebook: letto così non aggiungerebbe niente di nuovo a ciò che si sa, si dovrebbe sapere o si potrebbe intuire, invece si tratta di un pezzo piuttosto vivace (con un'immagine a corredo abbastanza emblematica) che offre ulteriori spunti di riflessione. Il tema principale si concentra sul cosiddetto frictionless sharing, ossia quella mania da condivisione "senza se e senza ma": condividere ha il suo (ottimo) perché, ma è bene anche selezionare le proprie fonti e il tipo di informazione da diffondere ai quattro (o meglio, ai settecento e passa milioni di) venti. Insomma, Facebook diventerà una vera e propria seconda pelle, e si paventa un futuro in cui il vostro social network preferito aggregherà tutto - ma proprio tutto - quel che farete online (e forse anche offline), dalle vostre ricerche alle vostre letture, in modo automatico e senza addirittura la necessità dei "fastidiosi pulsanti" che permettono volontariamente di condividere link esterni.

Una Rete nella Rete, in definitiva: ma come ogni rete, il rischio di rimanere impigliati non è così remoto.

venerdì 25 novembre 2011

A NOI LA COPPA...*

Senz'altro lodevole l'iniziativa che ieri ha portato direttamente su Internet le partite di Coppa Italia (di calcio, s'intende). Attraverso due distinte partnership stipulate con la Lega di Serie A, sia Facebook che Youtube hanno trasmesso in streaming due partite serali dei turni a eliminazione diretta. Certo, non due partitoni epocali (Cagliari - Siena e Genoa - Bari) ma sempre un'iniziativa per coinvolgere il pubblico anche all'estero.
Il "problema", se così si può dire, è nella fruizione dei contenuti. Si "sfidavano", in un certo senso, due colossi del Web, vale a dire Youtube e Facebook. Due social network su basi (molto) distinte, ma pur sempre due social: se la partita sulla prima piattaforma era disponibile collegandosi all'account di La7 Intrattenimento, sul vostro social network preferito bisognava collegarsi all'account della Lega di Serie A. E qui la differenza: mentre sul tubo è bastato collegarsi liberamente alla pagina specifica per godersi il match (dunque senza neanche effettuare il login a Youtube), su FB occorreva prima "gradire" la pagina prima di poter vedere la partita (naturalmente ciò presupponeva anche l'iscrizione a Facebook, ça va sans dire).
Insomma, stesso risultato con due procedure totalmente diverse, con tutto ciò che ne consegue a livello di trattamento di dati e affini. A livello di "libertà" di Internet e trasmissione di contenuti, si può dire che Youtube batte Facebook uno a zero, ma forse era un risultato abbastanza scontato.

Ps. Titolo del post liberamente ispirato alla genialità capitolina.