domenica 11 luglio 2010

NON IMBRATTARE I MURI

Si è già parlato di graffiti (solo metaforici) che sono costati sospensioni e ramanzine. Ora si parla di graffiti e disegni sui muri, ma anche di confessioni pericolose su altri muri. Insomma, il wall, nella sua duplice forma, è causa ed effetto dell'ennesima vicenda legata a Facebook.
Libero News ci informa della denuncia nei confronti di undici minorenni della provincia di Varese, rei di aver imbrattato il suolo pubblico con murales e disegni simili. Dopo le loro imprese, tuttavia, il gruppo si è spinto sul Web per commentare su Facebook le loro gesta, con tanto di pubblicazione di video di presentazione del gruppo o delle loro opere. Insomma, alla fine le forze dell'ordine hanno trovato facilmente i responsabili proprio attraverso questa prova inconfutabile e disponibile pubblicamente, con conseguente denuncia per i ragazzini writer.
Curioso: scoperti per aver taggato le loro stesse tag, e per aver pubblicato su un wall le loro opere sui muri. Scherzi della polisemia...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Questa è vera e propria idiozia. Già la street art in Italia è inesistente, figuriamoci se 4 stupidi si mettono a tirarsela per poi mettere le foto in piazza. A quando le foto di un pestaggio?

kikkuzzo ha detto...

Il problema non riguarda la "legalità" della street art o altro, il problema qui è come al solito il mezzo utilizzato. Partiamo dal presupposto che scrivere sui muri sia illegale e punibile (piaccia o no, è così): perché allora "vantarsi" pubblicamente (e con tanto di scia digitale) di una cosa per la quale si rischia una denuncia? Un writer si può guadagnare la fama di bravo "artista" anche senza le manie di grandezza e/o di condivisione pubblica delle proprie opere. Magari in un futuro i graffiti saranno legali, ma per ora, se si utilizza quel database che è Facebook, si corrono solo (inutili) rischi, e bisogna essere consapevoli della cosa. Piaccia o no anche questo.