Potenza dei social network. Non c'è dubbio che i social siano in grado di smuovere letteralmente ondate di opinioni, fatti, iniziative, fuori e (soprattutto) dentro i confini del sito-in-blu e di altre note piattaforme. Non c'è giorno (suppongo) in cui non arrivi la richiesta per far parte di un gruppo, di un evento, di un'iniziativa che mira ad arrivare potenzialmente a milioni di amici e follower: capita poi che alcune campagne a metà tra la sperimentazione e la pura pubblicità travalichino i confini virtuali e si sposino con eventi concreti, alimentandosi - letteralmente! - della potenza che solo la condivisione massiccia è in grado di realizzare.
L'ultima trovata si chiama MindDrive, ossia un viaggio per mezzo di una macchina elettrica realizzabile solo con l'aiuto di determinate azioni effettuate sui vari social media. Già, il carburante per muovere questa auto da Kansas City a Washington (Stati Uniti) dipende da (condi)visioni, like e follow. La legenda parla chiaro: un'azione sui vari social (Facebook, Twitter, Youtube, Instagram) corrisponde ad un tot di Watt che servono a dar elettro-linfa all'auto portatrice di un'iniziativa di sensibilizzazione. Insomma: un commento o un 'mi piace' è convertito in energia per mandare avanti la causa (e la macchina).
Iniziativa senz'altro particolare, che fa intendere come effettivamente il nuovo popolo del Web possa fare tanto, o comunque far qualcosa a livello globale. Certo, pensare che le azioni sui social possano dare benzina ad un'automobile fa riflettere: fa pensare anche che le stesse azioni altro non fanno che alimentare il progetto di chi i social li realizza e li mette a disposizione degli utenti, soprattutto per il proprio rendiconto economico. Ovvero, un'altra forma di lauto carburante: finché ci saranno gli utenti a sostare in queste stazioni di servizio il "pieno" è garantito, e non c'è bisogno neanche di pagare i supplementi. I dati degli utenti sono più preziosi di un litro di verde, poco ma sicuro.
martedì 28 maggio 2013
LINFA VITALE
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/28/2013 11:57:00 PM 0 commenti
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lunedì 13 maggio 2013
DIRITTI & DOVERI
Negli ultimi tempi sembra ci sia un po' di (troppo) fermento intorno a blog, social network e più in generale intorno al modo e ai modi di partecipazione in Rete. E' notizia di qualche giorno fa - apparsa praticamente su tutte le testate nazionali - dell'abbandono di Twitter da parte di un notissimo giornalista italiano. Il motivo? Troppe critiche, troppi insulti: i contro superano i pro e il notissimo giornalista ci lascia, socialmente parlando. Il punto forse non è capire i perché dell'abbandono: il punto è fare di questa notizia una notizia rilevante, nel senso che non sembra un evento di portata tale da scatenare un dibattito su scala nazionale, con tutto il rispetto e l'ammirazione che si può avere per la persona in questione (e per il gesto che ha compiuto). Forse il problema è sempre il solito: capire quanta rilevanza hanno i social all'interno delle nostre vite, delle nostre interazioni, dei risvolti nella vita reale. Addirittura si è arrivati a ipotizzare un sacrosanto diritto ai social network, come se fossero cose nostre, intime, personali, create da noi. Beh, in parte è così, in parte forse no: si tratta "solo" di mezzi, di strumenti, e sta ad ognuno di noi saperli utilizzare al meglio. Poi purtroppo c'è tanta, tanta (troppa) maleducazione e libertà di espressione - nel senso che ognuno dice quel che vuole senza pensare a ciò che vuol dire scrivere su Internet - al punto che si arriva a ritenere che Internet sia soprattutto dei "bulli", e dunque occorrerebbe una regolamentazione, senza sfociare ovviamente nella censura preventiva. E' la solita, annosa questione dell'educazione in Rete e dell'educazione alla Rete, ossia qualcosa che andrebbe insegnato sin da piccoli, visto che ormai le nuove generazioni sono quelle dei nativi digitali (mandare a ripetizione le generazioni meno giovani male non farebbe, tuttavia): più che un diritto è un dovere, quello di essere consapevoli di questo tipo di comunicazione. Naturalmente questa visione è molto più complicata di quella assolutamente libertina che è un po' l'asse portante di Internet e che, va detto, ha fatto la fortuna dei social network proprio per l'opportunità che questi hanno dato di allargare la base degli utenti "attivi" in Rete. La questione tocca anche i "vecchi" blog e forum, e addirittura in questi casi si è arrivati a condannare i gestori di questi mezzi (forse perché il Signor Facebook e il Signor Twitter sono troppo difficili da scomodare) per i contenuti prodotti da altri utenti. E' vero, ormai avere un blog (parlo di quelli di successo e non questi di estrema, infima periferia, beninteso) è come avere un lavoro, dunque occorre tenere tastiera e occhi sempre aperti: il rischio è quello di pagare per colpe altrui, il rischio è quello di degenerare nella deriva dei contenuti mediocri. Forse è il rischio di dar parola a tutti, ma proprio a tutti.
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/13/2013 03:47:00 PM 0 commenti
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domenica 5 maggio 2013
PUBBLICA PUBBLICITA'
Non si scopre l'acqua calda affermando che l'introito principale nelle casse di Facebook arriva attraverso la pubblicità. Sono infatti le inserzioni pubblicitarie la miniera d'oro del vostro social network preferito, non solo per la concessione di spazi entro i quali si possono mostrare prodotti interessanti, ma anche (e soprattutto) per lo sfruttamento dei dati degli utenti per la visualizzazione di inserzioni personalizzate. E' tutto sommato una logica "normale", soprattutto in virtù del fatto che FB resta un sito gratuito, per cui in qualche maniera deve monetizzare attraverso altre forme, come fanno peraltro tantissimi altri siti: in fondo, si tratta di una strategia figlia della possibilità di elaborazione delle informazioni digitali. Agli analizzatori più attenti fa magari storcere il naso il modo in cui i nostri (vostri) dati vengano elaborati e ripresentati sotto forma di inserzioni pubblicitarie: non una visualizzazione in base alle vostre ricerche (volontarie) ma in base ai vostri interessi, elaborando dichiarazioni in bacheca, informazioni personali e soprattutto like. Esiste poi una serie di strumenti a disposizione degli utenti che altro non fa se non aumentare la possibilità di analisi dei dati per personalizzare al massimo la proposizione di pubblicità. Insomma, FB e compagnia rischiano di aver tirato un po' troppo la corda, ma la partita non sembra ancora chiusa. Anzi, apre le porte agli acquisti fisici nei negozi.
Infatti, dopo l'introduzione della tecnica di riconoscimento facciale negli esercizi commerciali e l'associazione con gli account Facebook dei clienti, una nuova strategia commerciale punta all'elaborazione dei dati relativi agli acquisti effettuati dagli utenti nei negozi reali e riproposti con precisione maniacale nelle vostre bacheche. Il servizio si chiama Partner Categories, e di fatto fa entrare Facebook (anche) nei vostri acquisti quotidiani - e offline. Una specie di volantino personalizzato, in pratica. Forse è l'inevitabile evoluzione del commercio: resta il fatto che il sito leader della creazione e condivisione di contenuti personali ha varcato i propri confini, e forse si prepara all'invasione definitiva delle abitudini degli utenti-persone.
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/05/2013 01:47:00 PM 0 commenti
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sabato 4 maggio 2013
AIUTARE CON PIACE-RE
Fare la propria buona azione quotidiana è un gesto nobile, che rinfranca mente e spirito. Peccato che ultimamente sempre più persone credono di aver fatto il loro dovere morale solo condividendo un video struggente o inoltrando qualche messaggio a catena (no, non vuol dire inviare una mail alla vostra amica siciliana): insomma, si tratta di gesti tutto sommato "buoni", ma non molto concreti.
Proprio su questa nuova tendenza del cosiddetto "attivismo da clic" e sulla mobilitazione in massa per le cause più svariate Unicef Svezia ha promosso una campagna che punta al concreto. E cosa c'è di più concreto se non spronare le persone a metter mano al proprio portafogli e non al solo indice per fare clic sui "mi piace" alle loro iniziative? La campagna pubblicitaria colpisce nel segno, non c'è che dire. Si spera anche che sensibilizzi le persone a non donare soltanto un like per la causa.
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/04/2013 06:15:00 PM 0 commenti
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domenica 14 aprile 2013
PROTAGONISTA, IL DE-SPOT-A
E così Facebook Home è ora una realtà disponibile per tutti gli smartphone Android (sebbene non sia ancora disponibile in Italia). La (più che) applicazione che permette di essere sempre in contatto-con-i-propri-contatti e vivere l'esperienza Facebook senza soluzione di continuità non poteva non essere introdotta con il più classico dei bombardamenti mediatici, pubblicità in testa. Ecco, appunto: la pubblicità di Facebook Home. Non so: un soggetto assolutamente distratto mentre il proprio "capo" parla non mi sembra il massimo degli spot per un prodotto, quantomeno nell'ottica del rapporto con la vita vera. E una capra: sì, una capra. Neanche qui l'apoteosi del buon senso: tra le righe, in questa pubblicità sembra quasi di veder presente anche l'utente medio del vostro social network preferito.
Pubblicato da kikkuzzo alle 4/14/2013 11:38:00 PM 0 commenti
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venerdì 12 aprile 2013
MESSAGGIO "IN" CODICE
C'è molto interesse per l'informazione testuale che gira sui media digitali, meglio se online. Perché di fatto il contenuto scritto è la base portante per la diffusione di un qualsivoglia messaggio, soprattutto affinché questo si possa ritrovare in quel mare magnum che è Internet. Ricerca e indicizzazione di questi contenuti sono strumenti preziosissimi per questo tipo di attività: ecco spiegata dunque l'importanza dei motori di ricerca nel concetto di Rete.
Sul Web, tuttavia, non si vive di sola scrittura: nonostante ciò, risulta ancora importante assegnare un contenuto testuale ad una foto, un video o una (divertente) gif animata. E partendo dal principio secondo cui scripta (digitali) manent, ecco che i giganti del Web - con il vostro social network preferito in testa - si sono adoprati per "invogliare" gli utenti ad aggiungere informazioni supplementari attraverso i tag e migliorando (anche troppo) anche il sistema interno di ricerca. Che una semplice foto dica anche più di quel rappresenta è concetto che non tutti prendono in considerazione nel momento in cui condividono a tutti i costi una propria immagine; ne è la prova un esperimento a metà tra il puro ingegno e la provocazione realizzato da uno studente di informatica dell'Università di Oxford (Inghilterra) dal nome Secretbook. Si tratta di una semplice estensione da applicare ad un noto Internet Browser il cui compito è quello di poter aggiungere informazioni testuali all'interno delle - e non in aggiunta alle - foto postate su Facebook. Basta una password nota a mittente e a destinatario e il gioco è fatto: una sorta di messaggio in codice direttamente nel codice (informatico) della trasmissione digitale dell'operazione. Certo, per i più l'utilizzo di questo "servizio" può essere poco più che un gioco: tuttavia, alla base di tutto questo ancora una volta si può riflettere su quelle che sono tutte le possibilità di utilizzo dell'informazione digitale. E' davvero un gioco? Non sempre.
Pubblicato da kikkuzzo alle 4/12/2013 12:36:00 PM 0 commenti
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martedì 9 aprile 2013
MESSAGGI PRIVATI (DI DECENZA)
Recita un antico detto alla base di ogni argomentazione di tipo commerciale: pagare moneta, vedere cammello. Probabilmente, all'alba del terzo millennio, occorrerà rivedere questa frase in virtù delle nuove "opportunità" che ci offre l'Era Digitale. Basterà corrispondere una cifra per realizzare uno dei vostri sogni più grandi: scrivere alla vostra celebrità preferita. Ma sì, basta lettere che non arrivano mai o richiedono anni per una risposta: con qualche dollaro si potrà far recapitare il proprio messaggio direttamente nella bacheca privata del Vip a scelta. Dove si potrà usufruire di questa imperdibile opportunità? Ma che domande: su Facebook! Il servizio è partito in via sperimentale, e la funzionalità premium servirà per indirizzare un messaggio all'idolo di turno scavalcando tutta la fila dei messaggi normali, che finiranno in una generica e plebea cartella Altro. La somma da investire per inviare il messaggio prioritario dipenderà dal grado di popolarità della celebrità, calcolata attraverso uno speciale algoritmo che non terrà conto del curriculum artistico, culturale o sportivo che sia ma probabilmente farà riferimento al numero di fan & like che gravitano sul vostro social network preferito. Insomma, basta con la caccia agli autografi: ora basta una vostra firma (su un assegno) e sarete ad un passo dal vostro sogno.
Pubblicato da kikkuzzo alle 4/09/2013 09:10:00 PM 0 commenti
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lunedì 8 aprile 2013
E' UN ORDINE: LA PAROLA D'ORDINE
Facebook sul luogo di lavoro: ovvero, la solita diatriba tra aumento di opportunità e perdita di produttività. E' indubbio che la "sbirciatina" continua dei dipendenti ai propri profili durante le ore di ufficio possa rappresentare una violazione dei diritti e doveri del lavoratore, ma è vero anche che durante le ore libere si può scrivere peste e corna del proprio superiore. Finisce dunque che per questo motivo (ma anche per evitare che si possano divulgare informazioni riservate d'azienda, ovvero la motivazione ufficiale) sempre più datori di lavoro chiedano - anzi, impongano - la divulgazione della password d'accesso ai profili dei dipendenti sui vari social network: come detto, il motivo alla base di questa controversa richiesta risiede nel monitoraggio delle informazioni rese note più o meno pubblicamente sulle bacheche del vostro social network preferito e dintorni. Una questione come al solito spinosa e che pone nuovi interrogativi sul modo di tutelare (anche dal punto di vista prettamente giuridico) la libertà - nonché la privacy - di liberi cittadini. Tutto questo succede per ora negli Stati Uniti, ma va da sé che la questione possa allargarsi a tutti i paesi dove esista un rapporto lavorativo tra un capo, un subalterno e un social network (troppo) chiacchierone.
Pubblicato da kikkuzzo alle 4/08/2013 08:38:00 PM 0 commenti
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sabato 6 aprile 2013
NON TE LA FOT(T)O
I nostri dispositivi digitali - utili o inutili che siano, e indipendentemente dal fatto che possano creare una sorta di sovradipendenza - sono ormai tra le cose più preziose che abbiamo, non solo perché ci costano un occhio della testa (specialmente certi aggeggi) ma anche e soprattutto per le informazioni in essi contenute. Dalla semplice rubrica dei contatti alle immagini scattate con il telefonino, questi apparecchi sono nostri proprio perché contengono qualcosa di unico e irripetibile, ossia i nostri dati. Logico pensare che in caso di smarrimento o furto la sensazione di aver perso qualcosa di raro vada ben oltre il valore intrinseco dell'oggetto stesso.
Va da sé immaginare che esistano dei metodi per ovviare alla possibilità che smartphone e affini possano cadere nelle mani sbagliate. D'altronde basta girarsi un attimo e il telefonino o il tablet ultimo modello possono finire nelle mani di qualche "approfittatore" della distrazione altrui. Ma d'altronde siamo nell'Era Digitale nella quale tutto è possibile, e per questo motivo esistono dei veri e propri antifurto per i dispositivi elettronici: basta sfruttare alcune tecnologie come la localizzazione geografica e il ladro è bello e smascherato. C'è più di un'azienda in grado di fornire questi prodotti per una vasta gamma di dispositivi: come detto, le potenzialità degli apparecchi digitali sono pressoché infinite, poiché ogni strumento ha un suo numero di serie specifico, una sorta di identificativo unico. Ma nel settore delle apparecchiature che prevengono il furto ce n'è una che forse è più inquietante di tutte: si tratta di un programma in grado di risalire allo specifico device partendo da una semplice fotografia. Sembra assurdo, ma in fondo non lo è: proprio le immagini in digitale hanno una sorta di doppio "strato", vale a dire quello visibile della rappresentazione oggettiva dello scatto e uno strato sicuramente meno artistico, dato da informazioni supplementari (formato, dimensione, caratteristiche tecniche) che di fatto fanno sì che l'immagine possa essere visualizzata. Basta inserire il modello e il codice identificativo e il programma è in grado anche di cercare nel Web alla ricerca di foto rubate (è il caso di dirlo) o semplicemente copiate. Insomma, un modo non solo per tutelare l'oggetto "fisico", ma anche i propri scatti d'autore.
Per carità, quelli descritti sono strumenti sicuramente utilissimi: tuttavia, ci lasciano anche comprendere quanto ormai anche oggetti "banali" come una macchina fotografica o un cellulare dicano così tanto, e in maniera indiretta anche di noi (possessori). Ci lasciano anche comprendere come sia possibile estrapolare informazioni aggiuntive anche da una semplice foto, scattata magari con la fotocamera del telefono, e qui la patata si fa abbastanza bollente, se consideriamo la facilità con cui siamo soliti condividere foto online, soprattutto sul vostro social network preferito. E' contemporaneamente il bello e il brutto dell'estremizzazione del nostro rapporto con le nuove tecnologie: come sempre, solo la consapevolezza d'uso ne determina la coesistenza pacifica o (digitalmente) aggressiva.
Pubblicato da kikkuzzo alle 4/06/2013 05:46:00 PM 0 commenti
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venerdì 5 aprile 2013
TELEFONO-"CASA"*
Ha visto finalmente la luce il telefono cellulare che mette Facebook al centro dell'esperienza mobile digitale. Il FB-fonino è in realtà un progetto di cui si vocifera già da un bel po', ma dopo l'evento Facebook del 4 aprile non ci sono più dubbi: non sarà un telefono marchiato con il logo del vostro social network preferito (anche se un telefono speciFBico lo ha anche presentato), ma poco ci manca. La base sarà quella di Android (ovviamente), Facebook ci metterà una sorta di modifica del sistema operativo originario di uno smartphone - chiamata Home - per far sì che la principale funzione del terminale sia proprio quella di controllare gli aggiornamenti e le notifiche che passano da FB.
Si badi bene: qui non si parla di una semplice applicazione da aprire a piacimento dell'utente, concedendo alla stessa una serie di autorizzazioni al "prelevamento" di determinati dati. Stavolta l'intera mole di informazione passa prima di tutto da Facebook, e su Facebook finisce: logico pensare che con questo "colpo" questo sistema si stia delineando come il vero e proprio centro di gravità di un certo modo di concepire Internet oggi. Logico anche pensare che essendo il cuore di quello che una volta si chiamava semplicemente telefonino, Home possa dare adito a continui e persistenti problemi di privacy per i fortunati possessori di questo aggiornamento di sistema. A livello di novità sarà anche forse una trovata mediocre, ma sotto un certo aspetto sarà molto, molto efficace.
Ps.*
Pubblicato da kikkuzzo alle 4/05/2013 09:15:00 PM 0 commenti
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