Per la categoria se lo dice lui, ecco spuntare qualche giorno fa una coloratissima foto sul profilo ufficiale del vostro social network preferito. Il post a corredo dell'immagine raffigurante una torta con la scritta cakes are like Facebook va in scia ad altre sullo stesso tema, tutte facenti parte della nuova campagna di promozione del marchio. Il messaggio è molto particolare, considerando mittente e canale di trasmissione: invita di fatto ad un uso ragionato e centellinato di Facebook, perché i dolci son buoni, ma troppa torta alla fine provoca indigestioni e malesseri. Insomma, il classico messaggio buonista, a dirla tutta. Detto da un'azienda che fa proprio dell'uso poco "considerato" da parte degli utenti la sua infinita fonte di guadagno, la cosa fa quantomeno (sor)ridere: evidentemente è vezzo delle grandi aziende adottare queste strategie di "redenzione", anche se spesso si nasconde un trucco. Oppure una fetta di torta.
martedì 6 novembre 2012
INTORTATI PER BENE
Pubblicato da kikkuzzo alle 11/06/2012 06:39:00 PM 0 commenti
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domenica 4 novembre 2012
AC...CESSO LIBERO
Un altro grave bug per il vostro social network preferito. Le falle sono qualcosa di abbastanza normale in un sito Web, certo è che quando la gestione di enormi database pieni di dati sensibili è così debole la notizia è garantita, anche se gli utenti non saranno così contenti della cosa. Nelle ultime ore è stato possibile accedere a molti profili (altrui) senza bisogno di digitare password di accesso. Non una buona cosa, visto che malintenzionati (o amici fidati) potrebbero essere in grado di vedere tutto di voi, e magari scoprire lati sconosciuti o cadute di stile fino a quel momento poco noti. Insomma, regalare così tanto e scoprire che la cassaforte rimane spesso aperta non è esattamente il massimo: e anche se promettono sempre di chiudere il buco, il pericolo di nuovi assalti è sempre in agguato.
Pubblicato da kikkuzzo alle 11/04/2012 11:21:00 PM 0 commenti
giovedì 1 novembre 2012
I NEED (FIVE) DOLLAR(S)*
Cosa siete, siamo in realtà sulla Rete? Entità più o meno riconoscibili, ma soprattutto siete, siamo una valanga di dati. E i dati parlano, anzi, valgono. Basta accumularli e si ottiene un valore pari ad un tot al chilo, dipende da come si possono interconnettere queste sequenze ragionate di byte. Che i vostri profili abbiano un valore in virtù di tutte le cose che si scrivono, scelgono & gradiscono è indubbio, ed è anche quasi scontato che vi sia un mercato molto appetito da aziende che considerano questi dati una linfa vitale per le loro attività. Succede anche che gli utenti stessi del vostro social network preferito possano acquistare utenti per rimpinguare la propria lista degli amici: succede anche che il mercato (come tutti i mercati) preveda una sua componente "alternativa" che fa uso di canali paralleli e non completamente legali per lo smercio di nomi, cognomi e preferenze. Già oltre due anni fa era stata segnalata una compravendita di (tanti) profili ad un prezzo piccolo piccolo: a distanza di tempo la storia si ripropone, alla faccia della presunta sicurezza dei vostri dati millantata da FB. Cinque dollari: non basta un esborso di chissà quale cifra per accaparrarsi oltre un milione di profili vitali per attività di marketing (molto) profilate. La transazione (che per ovvie ragioni doveva rimanere segreta ma si sa, con gli scambi digitali tutto è possibile) è avvenuta tra un sito di fornitura di "servizi digitali" e un hacker che ha raccolto identità e email anche di utenti che hanno settato le proprie impostazioni di condivisione e privacy. Insomma, non c'è più scampo di questo passo. Interessanti anche le possibili alternative per provare a sfuggire a questa mattanza, o quantomeno per provare a valere poco più di qualche centesimo. Le istituzioni continuano spesso ad insistere (spesso invano) sul controllo accurato dei propri dati, nonché sull'acquisizione di un senso della cultura digitale: alla luce delle cose che si sentono è virtù, quest'ultima, sempre più rara, e con un valore che ormai non ha più mercato.
PS. *
Pubblicato da kikkuzzo alle 11/01/2012 01:36:00 PM 0 commenti
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lunedì 29 ottobre 2012
E NO, DECISAMENTE NON L'AMA...
Settimana cruciale per le sorti del futuro a stelle e strisce (e diciamolo, di riflesso anche per le nostre sorti): ancora pochi giorni e si svolgeranno le elezioni per nominare il nuovo (o vecchio) Presidente degli Stati Uniti d'America. I dibattiti elettorali e le interviste ai candidati, immaginerete, si sprecano: e si sprecano anche le domande più diversificate alle quali i papabili Presidenti sono chiamati a rispondere. Anche i network per i più gggiovani affrontano l'argomento, evidentemente per avvicinare le nuove generazioni alla vita politica: logico che le domande non debbano per forza vertere su crisi economiche e politiche estere ma essere un po' più leggere, anche per tirar fuori il lato più umano dei Potenti della terra. Mtv, noto canale musicale il cui target ideale è rappresentato da teenager-o-poco-più intervista Barack Obama, e tra le domande poste c'è il classico "scegli tra": per aumentare la difficoltà della risposta la domanda è incentrata sulla figlia maggiore, Malia, e l'intervistatore chiede quale sia per il "normale" padre di famiglia la cosa che lo preoccupa di più. Le papabili risposte: un appuntamento galante, la patente di guida (che negli Usa si prende a 16 anni, ndr) e un generico "Facebook". Risposta del padre-presidente: Facebook. Con tanto di motivazione: la ragazza è pur sempre la figlia di un personaggio abbastanza noto, per cui per motivi di sicurezza Malia non ha un account come in pratica tutti i suoi coetanei. Tocca capire quali siano i problemi di sicurezza a cui fa riferimento: forse Obama sa qualcosa in più rispetto a noi a proposito delle logiche di sicurezza che fanno capo al vostro social network preferito, o forse più che un presidente modello, è un padre attento ai propri figli. Le sue figlie usciranno, guideranno e il mondo lì fuori è pieno di insidie, ma evidentemente il pericolo che si cela dietro il proprio profilo virtuale non è proprio da sottovalutare. Parola di Presidente.
Beh, perlomeno Obama è stato coerente, visto che a più riprese ha risposto a domande sull'argomento, facendo capire il suo chiaro punto di vista. Tre indizi faranno una prova, no?
Capisco anche la frustrazione della povera first daughter nel non avere un account Facebook: purtroppo è lo scotto da pagare quando si ha un padre così famoso...nel bene o nel Malia.
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/29/2012 07:10:00 PM 0 commenti
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sabato 27 ottobre 2012
STUPIDI PAZZI...
Oh, what a noble mind is here o'erthrown!
Ah, la Rete. Strumento ormai praticamente indispensabile per tutti noi, più o meno. Essendo una creatura poco più che adolescente, vive la sua fase di maturità e di cambiamento radicale. E c'è poco da fare, questa Rete ha un fascino e un carisma tali da influenzare intere generazioni di persone sparse (sempre più o meno) in ogni dove.
Ma come detto, è una risorsa a cui difficilmente si può rinunciare. Si arriva al punto in cui per molti è una vera e propria risorsa di vita, nel senso che molte delle azioni e delle consuetudini che prima eravamo abituati a svolgere in modalità offline oggi ci sembrano robe del Paleolitico, retaggio quasi di un'altra esistenza. La Rivoluzione Digitale - e più ampiamente la diffusione delle macchine intese come strumenti di interazione attiva con l'uomo - ha modificato gli usi e costumi dell'uomo (soprattutto nel Mondo Occidentale), velocizzando molte attività e permettendo il raggiungimento di output quantitativi e qualitativi decisamente superiori rispetto al passato. Mettiamoci anche che col tempo un Computer si è connesso ad una presa telefonica e il gioco è fatto: lo scenario dell'Uomo Digitale Iperconnesso è diventato realtà. Al giorno d'oggi non cercare una qualsiasi informazione su Internet ci sembra una cosa quasi assurda, come se su Internet ci fosse tutto, ma davvero tutto. Cercare un lemma o una definizione su una risorsa cartacea? Roba troppo old school, visto che enciclopedie e dizionari sono a portata di clic. Parlando per sommi capi, insomma, qualsiasi informazione da cercare passa da Google e dintorni. E molto spesso la si trova.
Ragionandoci su....ecco, forse il problema passa proprio dalla ragione. In giro c'è più di una persona talmente appassionata alle nuove tecnologie da studiarle a fondo, soprattutto in relazione al fatto che l'Essere Umano è talmente diversificato che la reazione di persone diverse allo stesso stimolo (la Rete, che però comprende innumerevoli variabili impazzite) crea uno spettro di casistiche da analizzare attentamente. Insomma, è vero che cambia la Rete, ma non crediate che non cambi l'Uomo: allora ha un quid di cognizione scientifica l'asserzione secondo cui il nostro (genericamente parlando) cervello sia stato modificato da Internet, e continuerà a modificarsi man mano che la Rete prenderà sempre più piede a livello globale. Ma non è detto che questa alterazione sia necessariamente positiva o negativa: sicuramente, le "generazioni offline" ragionano in maniera differente rispetto a quelle "legate alla Rete", con tutto ciò che ne consegue.
C'è chi rincara la dose, affermando senza mezzi termini che la logica del "tutto e subito" che fa capo soprattutto ai motori di ricerca (che, va detto, molti di noi usano in maniera molto superficiale, o quantomeno non sfruttando appieno il loro potenziale) "accontenta" il desiderio di ricerca e quindi il nostro cervello, abbassando la soglia qualitativa dei nostri desideri di sapere. La conseguenza? Siamo più stupidi rispetto al passato, alla faccia dell'evoluzione della specie.
Generazione di stupidi utenti, dunque. Qual è il prossimo step? Dove arriverà la mente umana di questo passo? Calmi, al peggio non c'è mai fine: pare che Internet ci stia portando (a vari gradi di velocità) alla pazzia più pura. E non parliamo di visioni apocalittiche dettate da catastrofisti, ma del frutto di studi abbastanza accurati condotti su una gamma di utenti piuttosto diversificata. Basta essere davanti ad uno schermo per affermare che si è tutti coinvolti, nessuno escluso: un (lungo) articolo del Newsweek, ripreso in copertina sull'ultimo numero (in edizione cartacea) della rivista Internazionale fa il punto della situazione spaziando tra ossessioni, mistificazioni della realtà e alterazioni psicologiche, fisiche e comportamentali. Il cuore dell'articolo è però dedicato all'impennata che ha subito la curva legata alla diffusione di questo tipo di disturbi, che è coincisa bene o male con l'espansione a livello globale di un nuovo modo di fare Rete, in cui gli utenti hanno cominciato ad interconnettersi fra loro riversando la loro vita in strumenti digitali e online. Viene in mente nulla? Già: un paragrafo dell'articolo è proprio dedicato alla dipendenza da Facebook, e gli studi non lasciano molto spazio ai dubbi. Perché Internet è un'autostrada sconfinata e non tutto si può ricondurre al vostro social network preferito, ma ci sono "corsie preferenziali" che guidano più velocemente verso queste forme di alterazione: la soluzione sarebbe proprio quella di non imboccare troppe vie di questo genere, il rischio di trovare strade senza uscita è piuttosto elevato.
La chiosa dell'articolo è abbastanza emblematica, e citandola spero di non infrangere alcun diritto di proprietà dei contenuti: "e tutti noi, da quando è cominciata la relazione con internet, abbiamo mostrato la tendenza ad accettarla per quello che è, senza pensare troppo a come vogliamo che sia o a cosa vogliamo evitare. Dobbiamo reagire. Internet è ancora nostra e possiamo rimodellarla. In gioco c'è la nostra mente". In realtà si può ritenere che sia più facile alterare il nostro cervello che modificare la Rete, perché quest'ultima altro non è che un "nostro" prodotto, anche se spesso alcune sovrastrutture sono imposte da forze più grandi di noi utenti semplici. Ci vorranno forse alcune generazioni prima di creare l'Uomo "evoluto" secondo questi nuovi principi virtuo-digitali. L'Homo Interneticus può essere forse una realtà quasi stabilita: toccherà fare un confronto con i nostri pronipoti per capire quale sarà la genìa più intelligente. O forse quella meno stupida.
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/27/2012 06:04:00 PM 0 commenti
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mercoledì 24 ottobre 2012
ILLUMI(A)NANTE
[E voglio cancellare della gente veramente, non dai social...]
A metà tra il geniale e il macabro, bisogna solo capire le giuste proporzioni. E' il nuovo spot di una nota marca di telefoni che esalta le doti della fotocamera in grado di cogliere i soggetti anche con poca luce: geniale, perché lo spot con quella vaga aria di pubblicità progresso fa breccia nel complicato mondo degli smartphone in cui bisogna forse essere più creativi che avanzati tecnologicamente per conquistare il mercato. Macabro, perché vedere i volti di persone seriamente deluse dal fatto di non poter condividere con i propri amici le foto di ricorrenze e affini, corredato da frasi del tipo "non riesco a taggarmi" (i grandi problemi della vita non solo digitale, a quanto pare) fa capire quanto, in fondo in fondo, il messaggio pubblicitario colga davvero nel segno. In ogni caso, una pubblicità che non può non fare i conti con i nuovi media, con tanto di messaggio occulto (ma neanche poi troppo) al vostro social network preferito. Buona visione.
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/24/2012 11:09:00 PM 0 commenti
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sabato 20 ottobre 2012
F.B. CONFIDENTIAL
Eccone un'altra servita. Per la serie "non si può far a meno delle bufale" (la notizia è in buona compagnia, vedere ad esempio qui, qui e qui) Il Post, "rimbalzando" una notizia del noto cacciatore di Falsi in Rete, ci informa dell'ennesima notizia da far girare in tutte le bacheche mondiali. L'oggetto? L'intromissione, da parte di organi governativi, nelle vostre bacheche senza autorizzazione preventiva di organi giudiziari e/o di Facebook stesso. Falso, assicura chi se ne intende. Cioè: falso il documento, s'intende. D'altronde, che bisogno avrebbe un potente organismo di autorizzazioni per "scardinare" i profili? Una vita travasata sul vostro social network preferito è in linea di massima una specie di ego-ostentazione, sicché è lì, disponibile per tutti. Amici, amici di amici e capi di Stato.
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/20/2012 03:07:00 PM 0 commenti
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venerdì 19 ottobre 2012
IL BUON COMPORTAMENTO...QUOTIDIANO
Costruire una buona reputazione è uno degli obiettivi che ci si pone in più o meno tutti i campi, professionali e non. Capita però che alla sfera pubblica e reale si sia contrapposta con una crescente rilevanza anche un'etichetta virtuale che in molti casi va ad incidere sulla prima, con tutto ciò che ne consegue. Praticamente nessuno, ormai, è esente da questa doppia sfera da tutelare: se poi si mischiano troppo le funzioni pubbliche con quelle private, beh, allora la frittata è spesso fatta.
Insomma, è un segno dei tempi anche l'articolo-circolare che un prestigioso (e con una r-e-putazione da dover tenere alta per forza di cose) quotidiano statunitense, il New York Times, ha diramato ai suoi giornalisti e nel quale si ribadiscono ancora una volta i comportamenti che i dipendenti dovrebbero tenere anche sui social media, ossia quando le loro dita sulla tastiera o sugli schermi digitano pensieri & parole & opinioni in quanto cittadini (più o meno) privati. Il sunto è questo: "siete persone libere, ma siete anche prestigiosi [e suppongo anche ben pagati] giornalisti, dunque figure pubbliche di un certo rilievo. Occhio a quel che scrivete, perché un vostro tweet può darvi grane ben più grosse di un articolo d'accusa diffuso a mezzo stampa. E ricordatevi che ciò che scrivete online, anche se teoricamente è in forma privata, di fatto è un'esposizione alla pubblica piazza. Ne va della reputazione vostra e del giornale".
Insomma, tocca adeguarsi alle nuove forme di diffusione dei contenuti (soprattutto in un'era in cui anche l'editoria classica vira decisamente verso l'approccio all digital), nel senso che ogni tanto bisogna "bacchettare" anche i professionisti, forse non completamente consci del fatto che la parola (digitale) spesso ferisce più della spada.
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/19/2012 01:11:00 PM 0 commenti
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giovedì 18 ottobre 2012
SE...DIE...TRO QUEL VIDEO...
Facebook è come una sedia. Ossia? Spiegatevi meglio. Un video promozionale di Facebook campeggia da qualche tempo sulla home page del vostro social network preferito. Mai notato prima? Beh, potrebbe volerci una parodia per farlo scoprire, ma a quanto pare basta non essere loggati e accedere alla pagina principale (altrimenti da qui: Facebook "ufficiale" su un prodotto Google fa sorridere quasi quanto una grossa azienda che parla di buonsenso) per godersi un video che parla di cose indispensabili e che valgano la pena di essere condivise, come una sedia, come il basket o come chi più ne ha più ne metta. Insomma, cose reali e che presuppongano un'interazione vera, in linea di massima. Eppure Facebook si paragona a loro con una certa sicurezza, conscia del fatto che star seduti a vedere gli aggiornamenti dei propri amici sia una cosa indispensabile, e sicuramente molto redditizia (per loro).
Sarà che di solito preferisco sedermi sui tavoli, ecco perché.
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/18/2012 05:56:00 PM 0 commenti
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martedì 16 ottobre 2012
UTANTI, UTONTI, UTENTI
Classificare la gente che gira in Rete non è certo facile, ma è in genere sempre bello e divertente. Con l'esplosione del "primo" Web 2.0 e successivamente del mondo dei social network vengono fuori alcuni profili variegati e variopinti. Giornalettismo (via Mashable) ha provato a descrivere alcune tipologie: si va dall'utente ossessionato dai commenti (degli altri) al creatore di neologismi, e per chi aggiunge elementi linguistici c'è chi toglie (vocali, principalmente) ai propri enunciati digitali. Si passa poi da quello che deve far sapere a tutti dov'è e/o cosa fa al liker compulsivo, mentre nella categoria "saccenti" si possono inserire quelli che hanno un blog (!) e che invitano chiunque a leggere l'autorevole opinione su qualsiasi materia dello scibile umano fino a(gl)i (autoproclamati) social guru, ossia gente in grado di "pontificare" ben sapendo che ci sarà sempre qualcuno che sarà d'accordo con ciò che legge. Poi sì, ok, c'è anche "l'odiatore", quello che però non sopporta che il proprio social network preferito non sia accessibile. Curioso: di contro, c'è chi ama e auspica questo tipo di situazioni...
Pubblicato da kikkuzzo alle 10/16/2012 07:18:00 PM 0 commenti
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