Le prime donne, si sa, vogliono un faro esclusivo puntato sempre e solo su se stesse: intorno, solo ombra. Capita allora che i grandi protagonisti del Web non guardino di buon occhio l'intrusione di potenziali concorrenti, e quindi cerchino in un modo o nell'altro di gettar fango senza fondate ragioni per farlo, sperando che il pubblico ci caschi e preferisca il prodotto "buono". Se si pensa al concorrente par excellence di Facebook è quasi automatico che si pensi a Google. Chissà perché, poi: forse per fama del marchio, forse per traffico o numero di pagine visitate, ma le due aziende - continuo a sostenerlo in maniera abbastanza convinta - forniscono servizi diversi. Certo, visto il recente trend del Web verso un'impostazione più social, anche Big G ha deciso di aprirsi alle funzioni di networking sociale, ma in buona sostanza Google funziona (bene e meglio, aggiungo) anche senza questi dettagli aggiuntivi. Ma dalle parti di Facebook hanno forse pensato bene di partire con un attacco preventivo, innescando una campagna volta a screditare il grande concorrente. Per farlo si sono rivolti ad un'agenzia di pubbliche relazioni il cui compito è stato quello di assoldare persone (giornalisti, soprattutto) disposte a parlar male di Google soprattutto per ciò che riguarda l'aspetto privacy (detto da Facebook la cosa fa abbastanza ridere). Risultato? La campagna stava per andare in porto, ma per fortuna qualcuno onesto è rimasto a questo mondo, e la bufala è stata prontamente smascherata. Facile l'effetto-boomerang della questione, visto che Facebook è dovuta ufficialmente intervenire per rispondere (debolmente) a queste accuse, per poi finalmente ammettere la colpa. Semplice dispetto nei confronti di un concorrente scomodo oppure tutto è concesso nella lotta fra giganti? A meno che non sia solo un puro, semplice timore...
sabato 14 maggio 2011
CREDI CHE SCREDITI?
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/14/2011 12:47:00 PM 0 commenti
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venerdì 13 maggio 2011
IN MISSIONE
Spopola in questi giorni uno splendido video virale intitolato Mission: Facebook, realizzato da The Jackal e che ovviamente suscita molto più di una risata. Ma si sa, ridendo e scherzando si dicono tante verità, dunque guardate il video e poi pensate: oimè, quanto somiglia al tuo costume il mio? E voi, nella sua situazione, come vi comportereste? Come reagireste? Davvero un link su Facebook (molto ideologicamente connotato e che quindi può creare spaccature tra i vostri amici) può cambiare la vostra vita? Fatevi queste domande e provate a rispondervi: evidentemente se si arriva a questo punto (e dire che sono azioni teoricamente solo digital-virtuali), c'è del marcio in una parte della Rete. Buona visione...
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/13/2011 08:47:00 PM 0 commenti
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lunedì 9 maggio 2011
DIRTY CASH*
Il crimine non paga, Facebook sì. L'ultima trovata di Mr. Facebook? Pagare i propri utenti (solo briciole in realtà, visto che sono in realtà gli utenti a vender....ehm, a generare moneta sonante nelle casse di Facebook). In cambio vi si chiede una cosa semplice semplice, che è in realtà alla base della digital economy: visualizzare dei brevi messaggi pubblicitari. D'altronde il fenomeno degli ads è in continua crescita sul "sito blu", tanto da risultare il canale principale per il mercato statunitense. E così basterà guardare una pubblicità tra uno status update e un like per guadagnare denaro. Fermi, fermi: prima di correre ad iscrivervi in massa (qualora foste ancora pazzi abbastanza da star fuori da FB) occorre dire un paio di cose, come ad esempio il fatto che i crediti saranno solo virtuali, cioè serviranno per acquistare beni e servizi sul vostro social network preferito, come ad esempio quella mucca pezzata che farebbe un figurone nella vostra stalla di Farmville e cose affini. In altre parole, con la pubblicità che luccica il business è completo. Facebook paga, eppure c'è chi continua - al contrario - a considerarlo un sito a pagamento. Perché, pensavate che Facebook fosse gratis?
*: che ricordi...anche attuali!
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/09/2011 04:24:00 PM 0 commenti
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venerdì 6 maggio 2011
ABUSO...IN UFFICIO
Peculato: una parola oscura, misteriosa, minacciosa. Cos'è, una cosa che si mangia? Non proprio. Rischia però di "mangiare" tutti quelli che (anche) sul luogo di lavoro non riescono a fare a meno di sbirciare le bacheche altrui sul vostro social network preferito. La legge, si sa, non ammette ignoranza, ma è pur vero che le varie interpretazioni di una norma spesso varcano confini non sempre definiti o definitivamente definibili, senza contare che "nuovi casi" creano (a questo punto pericolosi) precedenti e aprono la strada ad una serie concatenata di applicazioni simili. Sentite qua: a cinque impiegati del comune di Bertinoro è stato contestato il reato di peculato (quella parola all'inizio del post, insomma) e di abuso d'ufficio (quel giochino di parole che fa da titolo al post, insomma). Il motivo? Al di là di download poco ortodossi, è stata contestata anche la navigazione su Facebook, vuoi per un giochino di troppo, vuoi per un mi piace in eccesso. Se tanto mi dà tanto, tutti (o quasi) condannati in Italia, dunque? Onestamente, sembra un tantinello eccessivo. Basta solo un po' di buon senso e di rispetto, sia virtuale che (soprattutto) reale.
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/06/2011 01:21:00 PM 0 commenti
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giovedì 5 maggio 2011
UN ASSANGE DI VERITA'
Che Facebook vi spii o venga utilizzato per spiare è cosa abbastanza nota (e a questo punto normale, aggiungo cinicamente): volete una riprova? La dichiarazione è di uno che per queste cose ha una certa praticaccia: Mr. Wikileaks, anche noto come Julian Assange, ha recentemente dichiarato che Facebook è semplicemente lo strumento che i governi usano più facilmente per spiare i cittadini, poiché fornisce tutte quelle informazioni in grado di poter localizzare e riconoscere (dal punto di vista di identità e relazioni) una persona. Ad ogni aggiunta di un amico - spiega Assange - si lavora gratis per i Servizi Segreti (degli USA in special modo, puntualizza). D'accordo, è possibile che in queste dichiarazioni ci sia un pizzico di risentimento per via di un riconoscimento mancato e d'accordo, il discorso della rintracciabilità su Internet è un tema che riguarda anche motori di ricerca e affini (ma continuo a ribadire che si tratta di piani diversi, poiché contenuti cercati e identità fisiche sono su due piani diversi), però magari Assange non mi pare sia andato troppo lontano dalla verità. O si sbaglia? Tanto per dirne una, aprendo il sito del Sun stamane ci si imbatte su una notizia parecchio correlata alla questione (e con che titolo, poi...). Niente niente Mr. Wikileaks ha centrato l'ennesimo bersaglio?
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/05/2011 12:54:00 PM 0 commenti
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domenica 1 maggio 2011
UN BANDITO TRA NOI
L'umanità spesso si pone domande a cui è difficile dare una risposta oggettiva: è nato prima l'uovo o la gallina? Qual è il segreto della felicità? Facebook sul luogo di lavoro è da proibire o da incentivare? Sulle prime due questioni non saprei fornire una risposta logica: sulla terza, mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Tuttavia, se si pensa che il rapporto tra il vostro social network preferito e la produttività sembra essere inversamente proporzionale, il problema riguarda più una questione di educazione, di responsabilità e di mania da gossip. L'ultima notizia a tal riguardo interessa i dipendenti pubblici sparsi in Puglia: sono sempre più, infatti, le istituzioni che stanno impedendo ai dipendenti l'accesso a Facebook. La motivazione ufficiale? Questioni di sicurezza. La motivazione facilmente intuibile? Facebook è veicolo di distrazione. Giusta o sbagliata questa tolleranza zero? Come al solito probabilmente la verità sta nel mezzo: le istituzioni possono anche usare i social come strumento-vetrina per interfacciarsi con i cittadini, così come fa il Sindaco Facebook (già, ma anche lui a volte varca certi confini e dimentica che è la Rete ad essere uno strumento straordinario, non un "semplice" sito non istituzionale che si appropria dei dati altrui), senza contare che su Internet di siti per "distrarsi" ce ne sono a bizzeffe (e qui si ritorna al principio di responsabilità di ognuno di noi). Il problema è sempre quello: perché alla fine del gioco si parla sempre e solo di Facebook oscurato? Ecco, forse la risposta al quesito esistenziale è un po' più chiara.
Pubblicato da kikkuzzo alle 5/01/2011 06:31:00 PM 0 commenti
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lunedì 25 aprile 2011
SPEGNERE LE CANDELINE? MI PIACE!
E alla fine fece un anno. Tutto nacque come un semplice test, una funzione tutta da sperimentare e da verificare (non dovete credere per forza all'ingenuità del reparto marketing di Facebook: mi puzza di cosa studiata e strastudiata), ora è parte integrante e ormai indispensabile di quel mondo chiamato FB. Stiamo parlando dell'ormai immancabile e onnipresente tasto like, quello che de facto riesce a creare un profilo su misura degli utenti del vostro social network preferito, per la gioia dei pubblicitari e per le tasche di Mr. Facebook (poverino, oppresso dalla pressione fiscale). Ormai il gesto è una sorta di rituale involontario, ma molti (troppi) ignorano tutto il potenziale intrinseco che nasconde. Non ci credete? Pensate al motivo per cui ormai le grandi aziende (o in generale, le aziende) stanno "trasferendo" tutte le loro campagne di marketing sulle pagine Facebook dedicate - talvolta addirittura in esclusiva: ultima in ordine cronologico è la Nike, che sta spostando ufficialmente la parte commerciale del suo brand sulla sua fan page con dominio Facebook (per conferme a riguardo guardare i cartelloni pubblicitari in tutti gli stadi di Serie A - mettete pausa a 2:53, tanto per dirne una). Pensateci: se finisco sul sito della Nike sono un "semplice" navigatore: l'azienda di me saprà nazione, al massimo città di provenienza, ma cos'altro può raccogliere? Ciò che ho visto? E se ciò che ho visto in realtà non mi piace? Insomma, non si può effettuare un profilo veritiero, tanto più perché sui siti di e-commerce generalmente non c'è bisogno di login per navigare. Su Facebook un "Like" è tutto: non solo perché l'utente ha effettivamente espresso un gradimento, ma perché quel gesto nasconde al suo interno una precisa identità, visto che Facebook vive grazie alle informazioni dettagliate dei suoi utenti. Insomma: vi piace il like? Agli "spioni" che grazie a voi fanno soldi piace ancora di più, e gli utenti sono vittime, in questo caso. Peccato che non se ne accorgano...evidentemente è una cosa che "piace".
Pubblicato da kikkuzzo alle 4/25/2011 01:15:00 PM 0 commenti
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sabato 23 aprile 2011
VISITA DI CORTESIA
Forse lo saprete già in molti, ma la notizia che coniuga tecnologia, società e politica è la "visita" del Presidente degli Stati Uniti al quartier generale di Facebook a Palo Alto. Incontro di rappresentanza? Molto di più: Mr. Obama ha pensato bene di iniziare la sua campagna elettorale proprio da quello che per molti - ma (fortunatamente) non per tutti - è un sinonimo di Internet. La strategia di Obama è piuttosto semplice: oltre a dare un'immagine di presidente kewl, con la diretta in streaming ha cercato di assicurarsi e contemporaneamente di attaccare fasce di elettorato, soprattutto quello dei più giovani (ma è bene ricordarsi che quelli troppo giovani non hanno l'età legale per votarlo - anzi, a tal riguardo dovrebbe parlarne a casa). Ci sono almeno altri due motivi per cui ha scelto questo canale: il primo è il tentativo di andare oltre le barriere nazionali perché, piaccia o no, ciò che gli USA dicono o fanno si ripercuote su una buona fetta del globo. Il secondo intreccia logiche politiche a quelle economiche: Facebook è un fenomeno globale ma soprattutto un motore per l'economia statunitense, e visto il difficile periodo è bene che lo "Stato si faccia sentire" a tal riguardo. D'altronde non è un mistero che le grandi aziende Internet che producono un giro d'affari spaventoso si siedano amabilmente allo stesso tavolo del potere. E poi riflettete: Obama preannuncia al suo interlocutore un aumento di tasse per le persone (ricche) come lui, e per tutta risposta si sente dire un tranquillo e serafico no problem. D'altronde, le tasse sono pagate dai suoi 600 milioni di "dipendenti"...
Pubblicato da kikkuzzo alle 4/23/2011 07:29:00 PM 0 commenti
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lunedì 18 aprile 2011
INFLUENZE STAGIONALI
Sull'influenza dell'ormai meccanico gesto del like si è già parlato in queste pagine. Non è per auto-compiacimento, ma mi pare proprio di aver compreso in pieno sia il significato di questa attività che le conseguenze che può causare. Ho discusso più volte a tal proposito (con utenti Facebook in primis, ça va sans dire), e credo che esistano grossomodo due categorie di like-addicted: quelli che postano di tutto solo per ricevere il maggior numero di like (per una sorta di compiacimento virtuale: è possibile che celino qualche problema nella vita vera, magari no, ma magari sì) e quelli che "passivamente" guardano i like altrui per farsi un'opinione (ancora una volta una debolezza caratteriale? Tutto è possibile...). Evidentemente non sono l'unico a pensarla in questa maniera, visto che trovo conferme a riguardo: un articolo apparso oggi su Wired.it cerca di spiegare la logica (logica per modo di dire) del tasto con il pollice in alto. In effetti si parla di un vero proprio potere nascosto che - complice la pigrizia di molti, troppi utenti della Rete - veicola di fatto il pensiero o l'opinione verso una precisa direzione, creando una sorta di filtro di visione che condiziona le persone (questa storia mi ricorda gli "occhiali di Kant" - il filosofo, non Eva), non importa che si tratti del vostro micro-mondo o dei grandi temi della società globale.
Pare che dunque il gesto nasconda un significato non così semplice, e che sui grandi numeri possa praticamente costituire un modo per plagiare le menti. Per fortuna sono fuori da questa storia. Per fortuna avrò tanti difetti, ma ho sempre ragionato con la mia testa: su questo non c'è like che tenga.
Pubblicato da kikkuzzo alle 4/18/2011 04:44:00 PM 0 commenti
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domenica 10 aprile 2011
T-SHIT
Lo ammetto, magari l'intestazione è un po' forte, ma se non gioco con sensi e/o parole non sono contento. Tuttavia, il titolo serve per portare all'attenzione un sito che crea magliette raffiguranti i vostri amatissimi amici del vostro social network preferito. Supershirter - è questo il nome del sito che vi crea l'imperdibile t-shirt - ha un'interfaccia minimale, ma l'effetto pare che sia garantito: con un semplice login al vostro account Facebook, il sistema pescherà dalla vostra lista amici le foto dei vari profili, creando un mosaico di facce che potrete portare sempre con voi. Wow. Io ve lo consiglio caldamente: non solo perché un'applicazione esterna credo che attinga liberamente dai vostri dati (ma questo per molti non pare un grosso problema), ma anche perché, una volta avuta la maglietta, magari vi renderete conto del vostro network non proprio reale e comincerete a fare la conta dicendo ma questo chi *@#ç+ è? E questo? Ma cosa è diventata la mia lista amici?
Pubblicato da kikkuzzo alle 4/10/2011 07:20:00 PM 0 commenti
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